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Contratto pubblico: si torna al tavolo

A 10 mesi dall'accordo stralcio per la parte economica del Contratto collettivo provinciale del lavoro, entra nel vivo anche la trattativa per la parte normativa e la destinazione di risorse economiche a particolari istituti contrattuali

Nell’ultimo incontro, lo scorso 29 settembre, la parte datoriale ha comunicato l’intenzione di destinare la metà delle risorse che residuano dopo l’erogazione dell’aumento del tabellare e delle progressioni economiche fino alla 4^, al finanziamento di obiettivi specifici. Spiega il segretario Giampaolo Mastrogiuseppe: «Come Fp Cgil abbiamo opposto un netto rifiuto: abbiamo altre priorità da affrontare e le risorse non sono nemmeno lontanamente sufficienti. Destinare una quota così rilevante a progetti che l’amministrazione confeziona a suo piacimento, spesso senza trasparenza, è fuori discussione. Una delle nostre richieste principali è una maggiore partecipazione alle scelte organizzative.

Per Fp Cgil è necessario anche rivedere la tabella relativa allo stanziamento per gli obiettivi generali del Foreg, per evitare che i livelli più bassi restino penalizzati.

Tornando alle priorità, la Fp Cgil ha prodotto un documento di richieste all’Apran, frutto del confronto coi delegati e i lavoratori. Proposte che riguardano istituti a impatto economico ma anche solo giuridici. È indispensabile confermare l’istituzione della 5^ posizione retributiva e un percorso di riqualificazione: le cosiddette progressioni verticali. Impossibile non prevedere lo sblocco del turn-over, altrimenti si resterà presto senza professionalità, considerata l’attuale età media: oltre 52 anni.

Improcrastinabile l’avvio delle stabilizzazioni del personale precario. Alcuni hanno 20 anni di anzianità e senza di loro tanti servizi pubblici non reggerebbero. La stabilizzazione sarebbe a costo zero: i posti sono ormai stabili nel fabbisogno dell’organico. In tal senso l’attività della Fp Cgil ha già prodotto dei risultati, visto che nelle anticipazioni alla finanziaria 2018 il presidente Rossi ha annunciato soluzioni, ma «coi numeri non ci siamo proprio. I precari nella “Pa” sono centinaia: non solo quella cinquantina che si prevede di stabilizzare».

Age management. «Una proposta della parte pubblica con la quale ci troviamo in perfetta sintonia. Se non si può riformare la legge sulle pensioni allora è necessario trovare forme di accompagnamento all’invecchiamento».

Necessario il finanziamento di alcune indennità particolari: rientri nelle apsp, gestioni associate e fusioni nei comuni, alcuni profili in provincia.

Una clausola di salvaguardia volta a stabilire chiaramente che se a livello nazionale si trovassero soluzioni economiche più favorevoli, queste siano recepite anche nel Ccpl autonomie locali.

«Appare dunque evidente che la giunta dovrà stanziare ulteriori risorse economiche per la definizione del contratto, come già fatto per altri comparti, e tanto si rende possibile per diversi motivi. Primo, il contratto è stato fermo per 9 anni e al blocco si è aggiunta una revisione della spesa che ha prodotto un risparmio di 200 milioni all’anno. Secondo: il pil della provincia cresce più del doppio delle previsioni dello scorso anno e stando ai pareri di illustri economisti e della Cgia di Mestre, il pil cresce a fronte di una “Pa” efficiente quale è quella trentina: merito di chi ci lavora e che, con senso di responsabilità, sopperisce alle eventuali carenze organizzative. Terzo, la previsione dell’indice Ipca per il 2018, indicatore sulla base del quale la giunta ha stanziato le risorse per il contratto, è stata rivista dall’Istat in crescita. È necessario, a questo punto, un confronto diretto col presidente Rossi, prima della definizione della manovra di bilancio».

 

 

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