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«Con 170 detenuti solo due educatori»

L’accusa della Cgil. Trento, sciopero della fame dei detenuti contro le loro precarie condizioni di vita

«Con 170 detenuti solo due educatori»TRENTO. «Non ci sono i soldi per le riparazioni legate all’ordinaria amministrazione, non ci sono i soldi per assumere infermiere e educatori, non ci sono i soldi per i farmaci e il lavoro, la buona volontà degli operatori e degli agenti della polizia penitenziaria non riescono a sopperire a tutte queste carenze». Così Giampaolo Mastrogiuseppe, sindacalista della Cgil, racconta la situazione del carcere di Trento mentre i detenuti hanno iniziato lo sciopero della fame. Ieri pomeriggio gli anarchici hanno portato la loro solidarietà mentre l’onorevole Boato ha presentato un’interpellanza dove torna a parlare di amnistia e indulto. Il fatto che il carcere di Trento sia un concentrato di problemi logistici - e non solo - è un dato di fatto. E nessuno lo nasconde. La soluzione c’è già ed è rappresentata dalla nuova struttura del polo carcerario. In attesa del trasferimento, però, i problemi, stando alle parole dei detenuti e del sindacalista, sono sempre in aumento. «La ragione è semplice - spiega Mastrogiuseppe - visto che da via Pilati prima o poi si andrà via, non si fa alcun intervento all’edificio. E non sto parlando di lavori importati come potrebbe essere il rifacimento degli impianti ma anche interventi di ordinaria amministrazione. Gli agenti e il direttore stesso stanno facendo tutto il possibile per migliorare la qualità della vita dei detenuti ma i problemi sono importanti. Uno per tutti riguarda il sovraffollamento. Quella di Trento è una struttura calibrata sui cento detenuti, ora ce ne sono stabilmente 170. Non solo. Per tutte queste persone ci sono solo due educatori a disposizione. A Rovereto, spiega il sindacalista, la situazione è persino peggiore. «In media gli agenti - spiega ancora Mastrogiuseppe - hanno 40 ore di straordinario al mese». Intanto ieri pomeriggio gli anarchici si sono presentati in via Pilati e dopo aver fatto scoppiare alcuni petardi per richiamare l’attenzione dei carcerati, hanno manifestato la loro solidarietà. Marco Boato, invece, ha presentato un’interpellanza per spingere il governo ha fare qualcosa, anche assieme alla Provincia per migliorare la situazione del carcere e ha riproposto la questione indulto amnistia come mezzo per «riportare il trattamento penitenziario al senso di umanità previsto dalla costituzione».

 

 

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