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«Ultimo treno per i precari, negli enti pubblici trentini sono centinaia»

Martedì 10 ottobre partecipata assemblea alla sede di Cgil

Centinaia di lavoratori, con un’età media che comincia ad avvicinarsi ai 50 anni: sono i precari degli enti locali trentini che contribuiscono a far funzionare Provincia, case di riposo, comuni, comunità di valle ed enti strumentali come i musei. Oggi, grazie alla riforma Madia, nel triennio 2018 – 2020 si potrà derogare al blocco delle assunzioni e molti di loro potrebbero essere stabilizzati, cosa già avvenuta in Emilia Romagna, Puglia e altre regioni. La Fp Cgil sollecita la Provincia a recepire l’opportunità nella prossima finanziaria e ad «Avviare il tavolo di confronto sui criteri» hanno spiegato ieri Stefano Galvagni e il segretario generale (impegnato in trasferta a Roma) Giampaolo Mastrogiuseppe: proprio su iniziativa della Funzione pubblica Cgil del Trentino, sono stati convocati i precari in Sala Gabardi, nella sede di via dei Muredei.

Anche a livello nazionale, la Fp Cgil è impegnata nei confronti del Governo per sbloccare la situazione. Un tavolo di confronto con la Provincia era già stato chiesto con una precedente nota e, visti i numeri in ballo, la Cgil torna a sollecitarlo con forza. Entrando nel dettaglio dei numeri, Galvagni spiega: «In Provincia di parla di 100 persone ma non vengono conteggiati collaboratori e diverse partite Iva monocommittenza, quindi direi almeno 150; altrettanti sui comuni, così come negli entri strumentali; sulle Apsp siamo sui 500. Un totale di un migliaio».

Difficile avere una stima precisa dei precari pubblici: sono sparsi in una galassia di enti e lavorano con contratti molto eterogenei. Negli anni del blocco delle assunzioni, hanno garantito l’operatività delle istituzioni. Spiega Galvagni: «Sono entrati da giovani e ormai non lo sono più. Avevano ambizioni e speranze, ora hanno bisogno di certezze. Oltre ai tempi determinati, ci sono somministrati e collaborazioni, partite Iva, Progettone, persone reclutate con le cooperative e altro ancora».

Spiega Mastrogiuseppe: «Si tratta di posti che vengono ricoperti o rinnovati sistematicamente ogni anno. Sono dunque strutturali e indispensabili». Galvagni: «Per il 90% sono persone che già lavorano in questi enti, sono dunque già a libro paga e la loro stabilizzazione non comporterebbe nuove spese. Negli anni hanno anche maturato una specifica professionalità».

La “riforma Madia” prevede tre possibilità: 1) assunzione diretta per chi ha lavorato in un ente per 3 anni, anche non continuativi, nell’arco degli ultimi 8; 2) concorsi con riserva del 50% per i precari che lavorano già negli enti interessati; 3) utilizzo delle graduatorie valide già in essere.

Mastrogiuseppe tiene a sottolineare: «È stata la Fp Cgil a sollecitare la discussione, con una richiesta al presidente Rossi e che per noi è ancora una priorità, tanto da metterla ai primi posti nelle richieste per la definizione del contratto autonomie locali. È in fase di definizione un piano straordinario di prepensionamenti che, aggiunti ai pensionamenti ordinari, si traducono in numeri pesanti. Numeri che sarà impossibile compensare se non assumendo, a meno che la Provincia non punti alle esternalizzazioni. Nelle ultime manovre, la giunta provinciale e il legislatore nazionale puntano sui giovani. Anche noi riteniamo sia doveroso. Ma non abbiamo gradito il modo esclusivo col quale sono stati banditi gli ultimi concorsi, riservando di fatto tutti i posti agli under 32. All’“operazione svecchiamento” serve equilibrio: altrimenti i precari storici vengono sistematicamente scavalcati».

 

 

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