NEWS

Sait, prossima l'apertura della procedura di licenziamenti e i conti non tornano

Filcams: ad oggi in cassa integrazione solo una settantina di lavoratori, mentre cresce il lavoro del magazzino e ci sono addetti richiamati a lavorare. Non ci sono le condizioni per tagliare 128 dipendenti

Sait, prossima l'apertura della procedura di licenziamenti e i conti non tornano

Circa settanta lavoratori in cassa integrazione da aprile ad oggi, aumento degli straordinari e crescente ricorso ad addetti esterni per la movimentazione della merce in magazzino. Il tutto mentre tra fine mese ed ottobre potrebbe partire la procedura di licenziamento per 128 dipendenti. E' questa la condizione paradossale che si trovano a vivere i lavoratori Sait, sia quelli in cassa integrazione sia coloro che sono rimasti a lavoro, ma non hanno alcuna certezza del loro futuro. “In questa situazione i vertici del consorzio sono rimasti saldi sulle loro poltrone, senza assumersi nessuna responsabilità del disastro prodotto in questi anni né fare chiarezza sul presente e sul futuro di Sait”, denuncia il segretario della Filcams del Trentino Roland Caramelle, insieme ai quattro delegati sindacali Filcams.

Come è noto a novembre scorso Sait ha annunciato la decisione di tagliare 128 posti di lavoro. Ad aprile è stata aperta la procedura per la cassa integrazione straordinaria su tutti i dipendenti della sede di via Innsbruck. E in questi mesi è cresciuto il ricorso alle esternalizzazioni per il lavoro in magazzino. “Sappiamo dai lavoratori che Sait ha aumentato la quota di esternalizzazione, durante questi mesi di cassa integrazione – proseguono i sindacalisti -. Il collegamento è presto fatto: hanno messo fuori i loro addetti per sostituirli con personale meno costoso per Sait. Inoltre hanno richiamato a lavoro nove addetti al magazzino, per fronteggiare l'aumento di attività”. Ci sono dunque sufficienti ragioni per ritenere che in Sait non ci sia nessuna necessità di tagliare 128 posti di lavoro. “I vertici Sait a cominciare dal presidente Dalpalù hanno semplicemente scelto di fare pagare ai lavoratori i costi di una riorganizzazione necessaria – incalza Caramelle – perché non hanno né un progetto di rilancio né un vero piano industriale. Il tutto in una situazione di totale assenza di trasparenza da parte del consiglio di amministrazione, della presidenza e della direzione”. Filcams ha già chiesto tre volte i dati sulle esternalizzazioni, ha scritto al servizio Lavoro e ha segnalato la situazione al servizio Ispettivo della Provincia. “Perché in questa situazione i conti non tornano e non si stanno rispettando le condizioni sulla base delle quali si è aperta la cassa integrazione”, insistono. Una problematica, quella delle esternalizzazioni, che Filcams denuncia molti mesi.

Il sindacato inoltre punta il dito contro l'assenza di un piano sociale. “Questi mesi dovevano servire anche per definire un piano sociale, per la riqualificazione dei lavoratori. E anche su questo non registriamo nessuna valida proposta, né da Sait né dalla Federazione della Cooperazione che ha riposto nel cassetto, evidentemente, la propria responsabilità sociale, insieme ai valori fondanti della cooperazione”.

Obiettivo a questo punto è fare chiarezza il prima possibile, anche perché non manca molto all'apertura della procedura di licenziamento. “Non ci si può mettere a parlare di licenziamenti in una situazione così poco chiara. Per noi i licenziamenti vanno ridotti”. Per questa ragione ieri Filcams ha chiesto un nuovo incontro con i rappresenti delle forze politiche di maggioranza e opposizione. “La vicenda Sait non può finire nel silenzio, mentre i lavoratori ci rimettono l'occupazione e chi è stato responsabile di questa situazione, resta alla guida del consorzio. Le richieste del consiglio provinciale e degli assessori competenti sono rimaste lettera morta. E ora di riaprire la discussione”.



Trento, 12 settembre 2017

 

 

TORNA SU