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Welfare anziani, senza la fusione delle Apsp riforma rischia di non funzionare

Confronto aperto alla festa dello Spi del Trentino Sindacato: indispensabile stanziare maggiori risorse per i servizi per la terza età

Welfare anziani, senza la fusione delle Apsp riforma rischia di non funzionare

Superare la frammentazione dei servizi sul territorio e prevedere maggiori risorse per il welfare anziani. È stata questa la richiesta posta oggi dalla Cgil e dallo Spi del Trentino all'indirizzo della Provincia. Di riforma del welfare anziani, infatti, si è discusso nel corso dell'annuale festa del tesseramento e Liberetà dei pensionati e delle pensionate della Cgil del Trentino. Al confronto hanno partecipato l'assessore alla Salute Luca Zeni, il presidente di Upipa, Moreno Broggi, Chiara Rossi, responsabile del Servizio Socio Assistenziale della Comunità Rotaliana Königsberg e Paganella e Andrea Grosselli o la segreteria della Cgil, coordinato dalla giornalista del Trentino, Chiara Bert.

Nel suo intervento Grosselli ha ribadito la convinzione che la riforma del welfare anziani potrà funzionare efficacemente, assicurando servizi qualificati su tutti i territori, superando l'attuale frammentazione delle Apsp. "Abbiamo valutato positivamente l'impostazione iniziale perché era una proposta equilibrata che riusciva a risolvere per noi i bisogni del prossimo futuro. Si fondava su tre pilastri, la presa in carico pubblica dei bisogni degli anziani e l'obiettivo di andare oltre i bisogni acuti (non autosufficienza), guardando alla vita degli anziani nella sua complessità, integrando e ampliando la gamma dei servizi, innovandoli e portandoli più sul territorio. Questi impegni sono stati assunti dal tavolo che ha licenziato la riforma. La nascita dello Spazio argento è un'innovazione molto imputante", ha sottolineato Grosselli, che ha subito incalzato però sullo stralcio della riduzione del numero di Apsp: "Manca, pero, il terzo pilastro, cioè una forte integrazione dei soggetti che sul territorio producono questi servizi. Senza un soggetto unico sui territori, sarà più difficile qualificare i servizi, non solo quelli residenziali, innovarli e soprattutto offrire risposte omogenee e di qualità nei centri maggiori e nelle periferie". Il rischio è, secondo la Cgil, che senza questo soggetto unico per ogni territorio ci saranno meno servizi e soprattutto la loro erogazione e qualità non sarà omogenea, a garanzia di tutti, chi vive nelle valli e chi centri più grandi. Da qui la richiesta della confederazione, che sulla riforma ha partecipato ai tavoli insieme a Cisl e UIL, ai sindacati dei pensionati e in coordinamento con le categorie della funzione pubblica, "Per noi sarebbe opportuno - ha detto Grosselli - rivedere questa posizione prevedendo nel disegno dei meccanismi che spingano le Apsp ad unirsi. Punteremo a portare il disegno di legge più vicino possibile a quello iniziale". Con delle richieste aggiuntive: no riforma a saldo zero, dunque più risorse e costruzione di un mix equilibrato tra servizi pubblici e privati, con risorse anche per qualificare ancora le professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici che operano in questo settore, nel pubblico e nel privato.
Cauta la posizione dell'assessore alla Salute Luca Zeni, che ha difeso l'impostazione della riforma, n ha spiegato le motivazioni e si è soffermato sugli obiettivi. Zeni ha ribadito che già oggi il Trentino gode di un sistema di qualità, che va però aggiornato alle nuove esigenze di famiglie e anziane, imposte anche dall'invecchiamento crescente della popolazione. "Nella scelta dei modelli possibili un conto è il ragionamento astratta, un conto la realtà - ha spiegato l'assessore-. Se vogliamo che la riforma funzioni è necessario condividerla con chi quella riforma deve renderla concreta. La nostra proposta era regia in capo alle Apsp, ma il mondo delle Apsp non ha voluto cogliere questa nuova impostazione. Serviva comunque la creazione di una regia unica e il modello con maggiore condivisone , a questo punto, è stato quello di incardinare tutto nelle comunità di valle". Il disegno di legge arriverà in autunno in consiglio provinciale, intanto l'assessore ha assicurato che il tema anziani è una priorità di questa giunta e che farà il possibile anche per accrescere le risorse. Zeni ha invitato però a non soffermarsi solo sul nodo delle fusioni, perdendo di vista l'obiettivo di riformare e qualificare i servizi agli anziani.
Dal canto suo il presidente dell'Upipa, Moreno Broggi, ha ribadito la contrarietà sia al disegno di una Apsp unica sia alla creazione delle 16 aziende, rispetto alle 41 attuali. "Noi mai stati contrari alle fusioni, ma alle fusioni calate dall'alto. Per me la riforma del welfare accelererà questo processo. Se le cose nascono dal basso è più facile che funzionino. Con la riforma ci sarà maggior coordinamento con le comunità di valle e con il terzo settore, che per noi va valorizzato e coordinato meglio".
Ha portato la sua esperienza diretta Chiara Rossi, responsabile del Servizio Socio Assistenziale della Comunità Rotaliana Königsberg e Paganella. Rossi ha ribadito la qualità dei servizi, ma ha sottolineato la necessità di arrivare ad un coordinamento sui territori. "spesso le famiglie si trovano sole a disorientate per queste situazioni di difficoltà e la frammentarietà non li aiuta sicuramente. Un coordinamento è assolutamente necessario - ha sottolineato-. Serve una mandato forte per andare in questa direzione, per favorire la collaborazione tra pubblico e privato e rispondere con sempre maggiore rapidità e efficacia alle esigenze delle famiglie".


Fornace, 30 agosto 2017

 

 

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