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Sait, Filcams non firma l'accordo sulla mobilità volontaria

Caramelle: “Così come strutturato è un disincentivo all'esodo e non favorisce la ricollocazione dei lavoratori”

Si è chiuso senza la firma della Filcams il lungo incontro di ieri tra Sait e sindacati per l'accordo sulla mobilità volontaria dei lavoratori Sait. La procedura dovrebbe coinvolgere trenta lavoratori e lavoratrici del consorzio, sia dei punti vendita sia di uffici e magazzino.

Per Filcams l'incentivo all'esodo, sia per come è stato strutturato sia per la sua consistenza economica, è assolutamente inadeguato. I lavoratori che scelgono di lasciare avranno un incentivo economico calcolato sulla differenza tra paga base di un quarto livello e la Naspi, per un tempo massimo di 18 mesi di permanenza in disoccupazione, quindi fino ad un massimo di circa 7.500 euro. Chi avrà la fortuna di ricollocarsi subito o di mettersi in gioco nei fatti verrà penalizzato. “Dal nostro punto di vista questo è un disincentivo all'esodo – incalza Roland Caramelle, segretario generale della Filcams trentina -. Immagino che i lavoratori sceglieranno difficilmente di percorrere questa strada. Chi ha già un lavoro non porta a casa quasi nulla, chi ha la voglia di scommettere su una nuova attività, anche in proprio, non avrà le spalle coperte”. Ci potrà essere anche una parte dell'incentivo trattabile individualmente con l'azienda. Un altro punto su cui Filcams è molto critica. “La trattativa individuale, come è ovvio, penalizzerà i lavoratori e le lavoratrici più deboli”, insiste Caramelle. “Non è assolutamente chiaro inoltre se quanto messo sul tavolo oggi per le uscite volontarie andrà a ridurre le eventuali risorse che Sait dovrà stanziare per gli esuberi, da aprile prossimo. Visto che su questo punto non c'è nessuna presa di posizione né chiarezza, il dubbio è più che fondato. Intanto abbiamo Sait che su piano sociale naviga a vista”.

Filcams boccia anche il fatto che non ci sia nessuna correlazione tra le uscite volontarie e le riduzioni degli esuberi con una loro ricollocazione nei posti lasciati liberi. “La ricollocazione non è automatica, ma è rimessa alla buona volontà di Sait che comunque potrebbe ricollocare anche sulle famiglie associate il personale in cassa integrazione. Un'altra dimostrazione di come il consorzio non assume su sé le responsabilità”.

Unico punto su cui Filcams è favorevole, anche perché espressamente richiesto nei precedenti incontri, è la copertura assicurativa con Cooperazione salute. Sait verserà quanto dovuto anche per i lavoratori posti in cassa integrazione. “Avevamo chiesto questo impegno e prendiamo atto che su questo Sait ha accolto la nostra richiesta”, conclude Caramelle.




Trento, 30 giugno 2017

 

 

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