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Welfare anziani: riforma positiva, ma servono più risorse e attenzione al personale

Confronto all'assemblea dei pensionati e delle pensionate della Cgil

Si è discusso della riforma del welfare anziani questa mattina all'assemblea dello Spi del Trentino. In un confronto aperto con il dirigente del Dipartimento provinciale alla Salute, Silvio Fedrigotti, i pensionati e le pensionate della Cgil hanno sottolineato quelli, che dal loro punto di vista, sono i punti di forza e di criticità del disegno provinciale.

A monte la consapevolezza, rimarcata anche dall'intervento dello stesso Fedrigotti, della necessaria revisione dell'attuale sistema di servizi per gli anziani a fronte dell'invecchiamento progressivo della popolazione, all'allungamento delle aspettative di vita, e anche all'incremento dei bisogni di assistenza degli over 75. Un quadro a cui dare risposte innovative, garantendo la qualità e la quantità dei servizi, valorizzando i territori e assicurando a tutti gli anziani, nelle città e nelle valli, lo stesso sistema di presa in carico dei bisogni. Che non potranno essere soddisfatti solo con la residenzialità delle Rsa, ma che dovranno vedere una sempre crescente centralità dell'assistenza domiciliare, ampliando e migliorando i servizi mantenendo il più a lungo possibile l'anziano nella propria abitazione.

Per la Cgil, che su questo ha una posizione comune con Cisl e Uil, la riforma del welfare anziani in sintesi dovrà basarsi su tre fondamentali perni, l'integrazione dei servizi, la centralità del territorio e la regia pubblica. In particolare si ritiene positiva ed essenziale la scelta di costruire un sistema di presa in carico degli anziani a regia pubblica, come delineato con la creazione degli Spazi Argento. I servizi – è qui sta la centralità del territorio e delle comunità di valle – devono essere gestiti dai soggetti che più sono vicini agli anziani e al contesto in cui vivono. Altro tassello fondamentale è l'integrazione tra ambito assistenziale e socio sanitario, che almeno auspicabilmente in un futuro non troppo lontano, dovrebbe prevedere anche un'integrazione piena con l'ambito sanitario.

Accanto ai punti di forza la Cgil ha rimarcato questa mattina anche le criticità della riforma, insistendo soprattutto su due punti, le risorse e il personale.

Sul primo aspetto positive le rassicurazioni del dirigente Fedrigotti che ha assicurato che la riforma non serve per “fare cassa” e che gli stanziamenti sul welfare anziani non verranno ridotti. Per il sindacato, però, quelle attuali non sono sufficienti. “Serve uno stanziamento aggiuntivo di risorse per attivare servizi innovativi sui territori”.

Sul personale è stata ribadita la necessità che tutte le professionalità oggi coinvolte nell'assistenza e nella cura dell'anziano, sia dipendenti pubblici sia provati, vengano opportunamente valorizzate. “Dalla qualità del loro lavoro dipende la qualità del servizio agli anziani”.

Punti su cui proseguirà comunque il confronto. I sindacati, infatti, fanno parte del tavolo per la definizione della proposta di riforma. “Un metodo partecipativo importante e non scontato”, è stato fatto notare al termine della mattinata di confronto.

E su questo aspetto sul proseguo del confronto lo Spi chiederà un approfondimento sulla compartecipazione ai costi del servizi domiciliari, che negli anni scorsi ha visto l'introduzione sperimentale dell'Icef. Per i pensionati della Cgil vanno ampliate le maglie dei parametri Icef per ridurre tariffe di assistenza domiciliare e consegna pasti a favore delle persone anziane.




Trento, 29 giugno 2017

 

 

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