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Tassullo, senza la vendita degli assets certa la chiusura e il licenziamento per tutti i dipendenti. “Si acceleri ogni azione possibile per uscire dallo stallo attuale”

Così sintetizzano i segretari generali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl e FeNeal-Uil, Maurizio Zabbeni, Fabrizio Bignotti e Matteo Salvetti, la loro posizione a margine degli incontri effettuati con il curatore fallimentare ed il vicepresidente Olivi.

C'è grande sconcerto e forte preoccupazione per le sorti della Tassullo Materiali e soprattutto per i 43 lavoratori ancora in forza. Lo stallo che le varie sentenze ed ordinanze del Tribunale hanno creato, in risposta alle istanze dei ricorrenti, rischia di mettere la parola fine all'attività con il licenziamento di tutti gli addetti, oltre alla perdita per il tessuto sociale locale di una realtà imprenditoriale essenziale per il futuro delle famiglie.

“Negli ultimi giorni abbiamo incontrato il curatore fallimentare Alberto Bombardelli e l'assessore Alessandro Olivi” - spiegano i tre segretari generali di FILLEA-CGIL, FILCA-CISL e FeNEAL-UIL del Trentino, Maurizio Zabbeni, Fabrizio Bignotti e Matteo Salvetti -. “Abbiamo appreso dal curatore fallimentare che il blocco della vendita degli assets societari è inviolabile, e che l'unica soluzione possibile ad oggi è un affitto di ramo aziendale.”
“Ad Olivi” - continuano i tre segretari generali - “abbiamo rappresentato le nostre preoccupazioni, chiedendogli di intervenire, laddove possibile, per tutelare al meglio la continuità aziendale ed i livelli occupazionali. Siamo, infatti, consapevoli che difficilmente si possano ipotizzare offerte per l'affitto del ramo aziendale, in presenza di una sentenza della Cassazione che potrebbe determinare il ritorno alla procedura concordataria, in luogo del fallimento, riconsegnando la società alla vecchia proprietà, padrona, in quel momento, di estromettere l'affittuario medesimo. La Tassullo ha invece un bisogno assoluto di investimenti, ed è difficile pensare che un eventuale affittuario decida di investire nel momento in cui non ha garanzie di poter proseguire le attività oltre i 18/24 mesi che serviranno alla Suprema Corte per esprimersi.”

A questa già grave situazione si aggiunge anche il fatto che l'esercizio provvisorio non potrà continuare ancora a lungo. “A settembre - spiegano ancora i tre segretari generali - verranno meno le entrate di natura straordinaria che hanno permesso in questo periodo di colmare le perdite derivanti dalla gestione caratteristica dell'impresa”. Da quel momento la gestione provvisoria brucerà cassa a danno dell'impresa e dei creditori.

Lo scenario più probabile, pertanto, è il seguente: nessun affittuario che produce investimenti congrui; esercizio provvisorio che consuma le risorse ancora disponibili in cassa ed è incapace di rilanciare l'impresa sul mercato, e dunque la cessazione.

“In questo quadro appare del tutto incomprensibile lo stop alla vendita degli assets” - incalzano i tre segretari – anche perché il concordato era liquidatorio, ovvero prevedeva la vendita degli assets. Attraverso le aste, si procedeva, di fatto, con la concretizzazione della vendita stessa. Peraltro, e qui sta la beffa oltre al danno, in presenza finalmente di una offerta congrua vincolante che salvava tutti i livelli occupazionali attuali e che prometteva investimenti futuri”.

“Non sta a noi commentare le sentenze e le ordinanze del Tribunale – aggiungono -. Registriamo, però, che la guerra in punta di diritto portata avanti fino alle estreme conseguenze avrà l'unica certezza della morte di questa importante realtà, ed il licenziamento di tutti i dipendenti”.

In Tribunale – secondo i sindacati - si sta giocando una partita che stuzzica le capacità degli avvocati che fanno il loro lavoro per i propri clienti. Ed il Tribunale, chiamato a decidere, ha, correttamente, sentenziato valutando solamente se vi fossero responsabilità imputabili agli amministratori. Peccato che non ci si soffermi sulla sostanza. “Al di là delle responsabilità che il Tribunale sta approfondendo siamo di fronte ad un'impresa che economicamente non stava e non sta in piedi. Finalmente, oggi, si intravvedeva una via d'uscita, di fronte ad un progetto industriale che prometteva investimenti futuri e garantiva la salvaguardia occupazionale. “Vietando la liquidazione - dicono con amarezza Zabbeni, Bignotti e Salvetti - si decreta la morte della realtà imprenditoriale.”

Per questo motivo i tre segretari generali hanno chiesto all'assessore Olivi un confronto serrato con il curatore fallimentare per accelerare sul fronte delle iniziative percorribili. “Si verifichino immediatamente gli eventuali interessamenti all'affitto del ramo aziendale con clausole sociali a tutela occupazionale e dei creditori. In caso negativo, si proceda contestualmente a dare evidenza oggettiva all'impossibilità di proseguire con l'esercizio provvisorio, nella speranza che si possa riconsiderare l'attuale divieto alla liquidazione societaria”, concludono i tre sindacalisti.


 

 

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