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Disdettato il contratto dell’Appm

Lavoratori e sindacati in consiglio provinciale

Con una lettera raccomandata, lo scorso 18 aprile l’Associazione provinciale per i minori (Appm) ha disdettato il contratto collettivo provinciale di lavoro del proprio personale. Sindacati e lavoratori non ci stanno e sono pronti a dare battaglia a partire da domani: la delegazione sarà infatti in consiglio provinciale e chiederà un incontro coi consiglieri.

Il contratto disdettato era di primo livello ed era stato stipulato in virtù dell’autonomia contrattuale propria della Provincia. «Le motivazioni addotte da Appm - spiegano Giampaolo Mastrogiuseppe della Fp Cgil, Giuseppe Pallanch della Cisl Fp e Maurizio Valentinotti della Fenalt - non ci hanno mai convinto. L’associazione sostiene che l’esigenza di disdettare il contratto, per adottarne uno più svantaggioso per il personale (che svolge compiti delicatissimi nel settore sociale) stia nella mancanza di competitività rispetto ad altre associazioni che applicano contratti meno onerosi».

Appm afferma di essere nel pieno diritto di disdettare il Ccpl e applicare quello delle cooperative sociali, poiché quest’ultimo è il contratto di riferimento previsto nel protocollo provinciale sugli appalti dei servizi. «Riteniamo che la posizione di Appm sia strumentale e orientata a fare cassa sulla pelle dei lavoratori approfittando di un momento, oggettivamente, difficoltoso anche a causa della riduzione dei finanziamenti pubblici al settore. Abbiamo proposto ad Appm di fare la “manutenzione” del contratto vigente, ricercando al suo interno soluzioni temporanee utili a traguardare il momento di difficoltà, ma abbiamo ricevuto un netto rifiuto».

Così il personale, riunito in assemblea, ha dato mandato ai sindacati di non accettare la contrattazione al ribasso e di ribadire la proposta di manutenzione dell’attuale contratto. La stessa Appm afferma che le condizioni economiche e normative del personale subiranno nel medio - lungo periodo un’inevitabile contrazione, quantificando anche la differenza retributiva nell’ordine medio dell’11% oltre all’aumento delle ore di lavoro da 36 a 38 (con conseguente naturale diminuzione della forza lavoro) e la diminuzione delle giornate di ferie. Saranno rivisti anche altri istituti contrattuali di non secondaria importanza.

I sindacati sono decisi: «La questione non resterà isolata e avvieremo una vertenza nei confronti dell’esecutivo affinché si modifichi il sopra citato protocollo, prevedendo quale contratto di riferimento per i servizi socio sanitari, assistenziali ed educativi quello delle autonomie locali trentine o proprio il Ccpl Appm, in sostituzione di quello delle cooperative sociali. Faremo quanto possibile affinché si arrivi a bandire appalti in cui il costo del personale non sia la voce determinante a scapito di qualità, progettualità e innovazione dei servizi. È inaccettabile che si risparmi riducendo gli stipendi di personale che già oggi percepisce trattamenti economici esigui in relazione al lavoro svolto e riteniamo politicamente miope deprimere la capacità di spesa delle famiglie che così non concorrono al rilancio dell’economia trentina. Riteniamo, infine, sia necessario mettere in atto una politica che investa sul settore della cura alla persona in tutte le sue espressioni - e non la mortificazione del settore - a partire da chi eroga il servizio».

 

 

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