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Giustizia, sottoscritto l’accordo sull’inquadramento

Diaspro: «Ancora irrisolte le questioni diritto di opzione e organici»

È stato sottoscritto ieri sera l'accordo di concertazione sull'inquadramento del personale giudiziario che transiterà alla Regione in forza della delega di funzioni dallo Stato. Un accordo che risponde a molte, certamente non a tutte, delle richieste sindacali relative alla salvaguardia delle professionalità, delle mansioni e della riqualificazione professionale, migliorativo rispetto a quello che le assemblee dei dipendenti del 30 e del 31 maggio avevano in ogni caso considerato una mediazione accettabile.

Si è dunque concertata la tabella di equiparazione professionale ed economica, con un aumento medio delle retribuzioni intorno al 7%, e un processo di progressione economica per tutto il personale a partire dall' 1/1/2018 con modalità da stabilire in contrattazione collettiva specifica che, insieme al riconoscimento delle indennità specifiche previste nel contratto nazionale giustizia, costituirà distinte disposizioni da inserire nel contratto regionale.

È previsto inoltre un meccanismo di garanzia per coloro che, a valle di questi due processi, non raggiungessero l'incremento del 7%, con la previsione di un assegno perequativo. È inoltre stata concordata una somma forfettaria di circa 90 euro lordi mensili, a decorrere dall'1 agosto 2017 e sino alla decorrenza dell'inquadramento nei ruoli regionali, in ogni caso non oltre il 31/12/2018.

Infine, una clausola generale di salvaguardia affinché i processi in corso presso l'amministrazione giudiziaria - concorsi in itinere, modifiche profili e mansioni, passaggi tra le aree, pattuiti nell'accordo nazionale del 26 aprile scorso - vengano immediatamente recepiti nell'ordinamento regionale.

«Riteniamo dunque soddisfacente l'accordo raggiunto – spiega Luigi Diaspro - anche se permangono questioni a nostro parere non adeguatamente affrontate da parte pubblica in relazione alla comparazione degli ordinamenti professionali a confronto e al pieno riconoscimento dell'anzianità pregressa.

Si tratterà adesso di dare concretezza a quanto stabilito, con l'attivazione tempestiva della contrattazione collettiva che dovrà definire in dettaglio le previsioni concertate e ragionare in prospettiva di un ambito specifico della giustizia regionale, inclusi naturalmente gli uffici del giudice di pace, anche con riferimento all'istituenda Agenzia che, così come preannunciato, dovrebbe presiedere il livello organizzativo di queste delicate funzioni. Senza dimenticare che occorre anche dare risposte all'attuale personale regionale, che attende a sua volta di accedere alle progressioni economiche e rinnovare il proprio contratto.

Rimane tuttavia ancora irrisolto il grave vulnus dell'intera vicenda, ovvero il diritto di opzione che, a un mese dalla scadenza dei termini per la scelta se permanere o meno presso l'amministrazione statale, non consente alcuna certezza sulle sue conseguenze. È inaccettabile che questo accada con la delega giustizia, mentre in tutte le altre precedenti deleghe di funzioni questo diritto è stato sempre garantito. Insisteremo sino all'ultimo perché sia consentito al personale di poter fare una scelta consapevole e non un salto nel buio, con rischio di trasferimento d'ufficio in altre sedi o addirittura in altre città, dopo una vita passata al servizio dello Stato. Di questo, ancora una volta, abbiamo parlato coi presidenti Kompatscher e Rossi, che assicurano tutto il loro impegno nei confronti del Ministero per trovare una soluzione.

Infine, l'altrettanto grave questione degli organici, che con gli imminenti pensionamenti previsti rischia di determinare la paralisi di alcuni uffici, Rovereto in testa. Su questo registriamo l'impegno a trovare soluzioni già a partire dai prossimi mesi».

 

 

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