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Stabilizzare i precari nel pubblico impiego

«Lo Stato si muove, la Provincia no»

Quattro giorni fa, il 19 maggio, il Consiglio dei ministri ha approvato le modifiche al decreto legislativo che, accogliendo anche alcune delle proposte dalla Cgil, prevede il superamento del precariato nel pubblico impiego attraverso stabilizzazioni dirette e concorsi riservati. Il nuovo passaggio legislativo ha anche “allargato le maglie” per accedere alle stabilizzazioni, creando più ampie opportunità. Per il segretario della Fp Cgil del Trentino, Giampaolo Mastrogiuseppe: «Come abbiamo spiegato più volte, insistiamo e continuiamo a stimolare l’attivazione di un tavolo di confronto, più politico che tecnico, col presidente Rossi e con gli altri attori della pubblica amministrazione che occupa, in Trentino, centinaia di precari, alcuni con casi limite come quello di un dipendente rinnovato da 23 anni».

Il 2 marzo scorso (il 28 febbraio era stato licenziato il testo “bollinato” dalla Presidenza del Consiglio dei ministri Dipartimento affari giuridici e legislativi) Fp Cgil chiese a Rossi, al Consorzio dei comuni, all’Azienda sanitaria, all’Upipa e ad alcuni dirigenti generali del personale di avviare un confronto per replicare la norma in versione trentina, considerata l’ampia autonomia in materia.

Il successivo 6 aprile è stata organizzata un’assemblea, molto partecipata, durante la quale emersero realtà inimmaginabili: numeri alti di precariato storico e casi di precari ultra decennali. Per Mastrogiuseppe: «Siamo ai limiti dell’assurdo ma sembra che la questione non interessi agli amministratori locali. Un precario di lunga data è impiegato in quel dato posto perché evidentemente indispensabile al funzionamento della macchina pubblica e, in tanti anni, ha sicuramente acquisito una professionalità. Dunque non è accettabile tale silenzio e non è accettabile che la Provincia autonoma non eserciti le proprie prerogative in materia di personale».

A rendere possibili le stabilizzazioni è la ormai nota "riforma Madia" che, secondo Cgil, è una grande opportunità per i lavoratori ma anche per i datori di lavoro. «A Trento abbiamo la possibilità di fare una norma specifica e lo stesso decreto stabilisce, per regioni e province autonome, la possibilità di erogare ulteriori risorse». A essere interessati sono, negli uffici provinciali, un centinaio, ma tanti di più sono nelle case di riposo, nei comuni e in sanità.

Sulla riforma Madia, rispetto al primo passaggio al Consiglio dei ministri in marzo, le maglie della regolarizzazione si sono allargate e potranno essere stabilizzati coloro che abbiano lavorato almeno tre anni negli ultimi otto, anche in diverse amministrazioni pubbliche, e che abbiano maturato requisiti fino al 31 dicembre di quest’anno.

 

 

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