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Mancata occupazione, sul mercato del lavoro mancano giovani, donne e figure con alta qualifica

Italia lontana dalle medie europee. In Trentino va meglio ma resta il gap sulle professioni intellettuali e dirigenziali

Il ridotto numero di figure professionali con titoli di studio e qualifiche elevate, accanto alla ridotta presenza di donne e giovani sul mercato del lavoro. Sono questi le principali differenze in cui l'Italia e, in parte anche il Trentino, segna il passo sul mercato del lavoro rispetto all'Unione Europea. La riflessione è emersa nell'ambito del dibattito che ha seguito la cerimonia della quindicesima edizione del Premio Laurea Cgil Cisl Uil del Trentino, organizzata in collaborazione con l'Università di Trento. Il confronto è ruotato intorno al tema della mancata occupazione, cioè quelle persone che non vengono “contante” tra i disoccupati perché “non fanno ricerca attiva di lavoro, ma non hanno un lavoro e sono immediatamente disponibili a lavorare”, come li ha definiti il professor Emilio Reyneri che è intervenuto al convegno portando interessanti dati di confronto tra la nostra provincia, il resto d'Italia e l'Europa, con un focus anche sulla vicina Austria. A cominciare proprio dalla quantificazione di questa “fascia grigia” che sta tra i disoccupati e gli inattivi. Un segmento che in Italia pesa per il 22,5 per cento, percentuale nettamente al di sopra della media europea e che invece vede il Trentino collocarsi appena al 4,8%, addirittura al di sotto dei Paesi Europei. Segno - è stato ammesso - di un duplice fattore, le politiche del lavoro che in Trentino sostengono il disoccupato nella ricerca di una collocazione o ricollocazione sul mercato, e di una propensione anche culturale che vede i trentini maggiormente portati a “darsi da fare”. In questo quadro, ha sottolineato Reyneri, per far crescere l'occupazione in Italia e anche in Trentino si dovrebbe puntare su giovani, donne e figure con alta qualifica. “L'Italia soffre di una grave deficit di professioni intellettuali e dirigenziali rispetto ai Paesi Europei - ha sottolineato Reyneri -. Una carenza che riguarda anche il Trentino, che invece sul piano dell'occupazione giovanile e femminile fa meglio della media italiana”. In Trentino la percentuale di professioni intellettuali (con la laurea) sul totale degli occupati è il 9,7 per cento, la media Ue (a 15) è pari al 12,7 per cento; in Italia ci si ferma all'8,3 per cento. Tra le altre più significative differenze i tempi più lunghi in Italia e in Trentino con cui i giovani, al termine degli studi, entrano nel mondo del lavoro. E ancora livelli di istruzione più bassi e una minore diffusione di titoli di studio elevati tra manager e imprenditori. A frenare l'occupazione, secondo l'analisi di Reyneri, la ridotta produttività del nostro Paese, la scarsa dotazione di capitale umano, la separazione ancora marcata tra mondo della formazione e mondo economico e una scarsa meritocrazia. Fattori questi che incidono, come ha sottolineato il professor Paolo Barbieri nella creazione e persistenza della disuguaglianze sociali. “L'Italia è tra i Paesi con i livelli di disuguaglianza più elevati – ha detto -. Le cause sono in fattori strutturali, nella regolamentazione del mercato del lavoro accompagnata ad un riforma del sistema pensionistico che ha polarizzato le disuguaglianze sulle fasce più deboli, come i giovani, e sul persistere ancora di un fortissimo legame tra origine sociale e destinazione”. Una via d'uscita, secondo Barbieri, potrebbe essere rappresentata dai territori, che possono giocare un ruolo importante nel superamento di queste condizioni. Sulle dimensioni più individuali della mancata occupazione, si è invece soffermato il professor Franco Fraccaroli. “L'occupabilità di una persona è legata anche alla sua motivazione e a quanto è in grado di essere attiva e agire”, ha aggiunto sottolineando anche il ruolo importante che può avere l'orientamento sui fattori personali. Il professor Riccardo Salomone, invece, ha posto l'accento sull'importanza delle politiche del lavoro, sul ruolo della condizionalità quale strumento indispensabile per mettere in connessione tra politiche passive e attive e ha ribadito l'importanza di una regia pubblica. “Una regia pubblica e territoriale di queste politiche è fondamentale – ha ricordato il presidente di Agenzia del Lavoro -. La profilazione delle persone che cercano un'occupazione così come un'analisi dei fabbisogni del nostro mercato del lavoro non può che essere pubblica”. E guardando alle recenti crisi, in particolare alla vicenda Sait che porterà al taglio di 130 posti di lavoro, Salomone ha aggiunto “sarebbe un errore molto grande lasciare la gestione di questa crisi solo all'impresa. Può essere utile un intervento pubblico per mettere in rete tutti i soggetti, pubblici e anche privati, in primis all'interno del mondo cooperativo, facendo leva sulle loro disponibilità per trovare le risorse per uscire da questa situazione”. Sul ruolo pubblico, nell'analisi dei fabbisogni, ma anche nello studio comparato e aggiornato del mercato del lavoro trentino, alto atesino e tirolese, si è soffermato anche il professor Luca Nogler. “Un ruolo che potrebbe essere svolto con continuità e serietà dalla Regione”, fornendo un utile strumento di orientamento per le politiche pubbliche. Tema, su cui si è espresso in conclusione anche il segretario della Cgil trentina. “Abbiamo bisogno di un supplemento d'indagine per comprendere anche come mai l'Alto Adige ha indicatori economici e del mercato del lavoro positivi, migliori del Trentino, per comprendere cosa da noi, anche in termini di politiche pubbliche e investimenti in ricerca, ha funzionato in maniera meno efficace. Sarebbe utile in tal senso la creazione di un luogo di ricerca di dimensione euroregionale”, ha concluso Ianeselli.

 

 

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