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In cento al presidio per la delega sulla Giustizia

Consegnata alle segreterie di Rossi e Kompatscher l'ennesima richiesta di incontro Presto nuova iniziativa a Rovereto. «Non si esclude lo sciopero»

Un centinaio di lavoratori del comparto giustizia ha partecipato all'assemblea e al presidio organizzati oggi da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa al Palazzo della Regione. Analoga iniziativa sarà presto organizzata anche al Tribunale di Rovereto. Durante l'incontro di oggi, Luigi Diaspro della Cgil ha messo nuovamente sul tavolo le questioni irrisolte del passaggio di deleghe dallo Stato alla Regione; le stesse argomentazioni sono contenute nella lettera - l'ennesima - che i sindacati hanno indirizzato ai presidenti Rossi e Kompatscher e che è stata consegnata a mano negli uffici regionali. Diaspro ricorda: «A oltre 3 anni e 4 mesi dalla legge di stabilità che ha sancito la delega di funzioni della giustizia alla Regione, a quasi due mesi dall’entrata in vigore dalla norma di attuazione, i lavoratori attendono ancora risposte sul loro futuro professionale e sugli scenari possibili, per esercitare opzioni consapevoli».

I sindacati hanno più volte avanzato osservazioni e proposte per un’operazione che, nel garantire l’attuale modello distrettuale della giurisdizione e la necessaria autonomia e indipendenza dell’attività giurisdizionale, garantisse altrettanta salvaguardia e tutela delle attività professionali, delle competenze e delle mansioni del personale, oltre al diritto di opzione, riqualificazione professionale e implementazione degli organici. Eppure, a due mesi dalla scadenza dei termini per il diritto di opzione, permangono le seguenti questioni:

- progetto organizzativo (Agenzia, Comparto). Non è chiara la scelta organizzativa né lo sono le prospettive per far fronte alla grave carenza degli organici, che rischia di compromettere definitivamente la funzionalità di alcune strutture da tempo in sofferenza;

- diritto di opzione per i dipendenti che vogliono restare nell’amministrazione statale. Non è prevista a oggi alcuna possibilità di trasferimento volontario presso altre amministrazioni, condizione sempre garantita nei precedenti processi di delega di funzioni;

- risorse per l’adeguamento degli organici e per le riqualificazioni professionali. Non è stato riferito alcuno stanziamento di risorse necessarie a consentire, oltre alla necessaria implementazione degli organici in grave carenza, il percorso di carriera riavviato presso il Ministero dopo oltre vent’anni;

- tabella di equiparazione, la previa intesa tra Stato e Regione sta producendo di fatto una empasse nella concertazione sindacale prevista nella norma di attuazione e nel protocollo sindacale del 7 agosto 2014, oltre a particolari rigidità ancora presenti al tavolo tecnico nella comparazione tra i due contratti a confronto, con evidente sotto inquadramento del personale giudiziario rispetto alle declaratorie del contratto regionale.

Inoltre, l’ipotesi di rinnovo del contratto regionale prevede espresse revoche di istituti contrattuali che valorizzano l’anzianità pregressa ai fini di riconoscimenti professionali ed economici, con evidente discriminazione del personale giudiziario, che verrebbe pertanto relegato in una condizione contrattuale di serie B. «Nel reiterare la richiesta di incontro urgente - conclude Diaspro - e nel sollecitare tutte le istituzioni coinvolte a uno sforzo comune per la risoluzione dei problemi, sottolineiamo che l’assenza di riscontri determinerà la continuazione dello stato di mobilitazione, con ulteriori e più significative azioni di lotta».

 

 

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