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Gestione impianti sportivi: un business per gioco in un lavoro senza tutele

Si sta discutendo in questi giorni della gestione degli impianti sportivi cittadini affidata ad ASIS che arriverà al termine del contratto di servizio a fine anno.

Paragon, agenzia di consulenza bolognese, ha elaborato analisi, proposto correttivi e scenari possibili.
Bene, ha svolto il lavoro richiesto dagli amministratori, dalla politica.
Ma, appunto, la politica nulla dice nelle innumerevoli prese di posizione, sulle condizioni lavorative di chi permette alla Comunità di accedere a un servizio sociale fondamentale e che la Carta Sportiva Europea del Consiglio d’Europa così definisce:
“E’ necessario promuovere la pratica sportiva in tutte le fasce della popolazione, sia come divertimento, che per ragioni di salute, offrendo impianti adeguati, programmi diversificati e istruttori, dirigenti o “animatori” qualificati”.
Pratica sportiva, pratica sociale ma anche un business, che si presenta come un gioco in un lavoro senza tutele.
Business, dati Coni-Censisi (Rapporto Sport & Società), a livello nazionale:
88.614 lavoratori retribuiti, di cui l’85%, pari a 75.475 retribuiti con forme di contatti flessibili
1.051.879 i volontari
5 miliardi di euro le entrate
Un settore trainante, il 3.5% del PIL.
Interessante una trasposizione di questa incidenza sul nostro territorio: a questo proposito abbiamo chiesto in data 31-03, purtroppo senza nessuna risposta fino a questo momento, all’assessore competente, Mellarini, un incontro per iniziare un confronto sulle condizioni contrattuali di chi opera nel mondo dello sport.
Rivolgeremo questa richiesta agli organi competenti cittadini, assessore Uez, al Presidente della Commissione Sport.
Confidiamo che la politica non volga lo sguardo altrove.
Per chi ci lavora e vive una passione, un gioco su cui ha però investito, in moltissimi casi, conoscenze e formazione e si ritrova, spesso, a essere sottopagato, sicuramente precario, senza tutele e diritti.
E lo affermiamo riferendoci a casi concreti di lavoratori, operanti nel settore degli impianti sportivi comunali.
A questo chiediamo che la Politica risponda nell’assegnare in gestione gli impianti, nell’attribuire risorse pubbliche importanti: verificare qualità e qualificazione degli addetti, definire nei bandi il Contratto Nazionale di riferimento da applicare (nello specifico il Contratto Nazionale degli Impianti Sportivi sottoscritto dalla SLC-CGIL nel dicembre 2015) e verificare che sia realmente applicato, inserire nei bandi l’applicazione della clausola sociale.
Lo Sport è educazione, senso di responsabilità, promozione di valori solidali e partecipativi, etici: questi valori devono essere applicati ai lavoratori del settore se non vogliamo essere incoerenti e limitarci a un corpore sano a cui però si accompagnerebbe una mens ipocrita, opportunistica, piccola, poco sportiva.

 

 

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