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Riforma istituzionale, in diecimila pronti alla protesta

I sindacati trovano l'accordo: «Personale in mobilitazione»

Riforma istituzionale, in diecimila pronti alla protestaIn diecimila pronti alla protesta contro la riforma istituzionale. Sono i lavoratori del settore pubblico coinvolti dalla riforma istituzionale, che non piace ai sindacati. Per la prima volta Cgil, Cisl e Uil arrivano a minacciare forme unitarie di mobilitazione per bloccare l'approvazione del disegno di legge voluto dal presidente Dellai e dall'assessore Bressanini. Un testo che - negli obiettivi della giunta - vuole alleggerire la Provincia per trasferire finalmente le giuste responsabilità ai territori. Obiettivi che non convincono i sindacati: «La riforma - si legge in una nota sottoscritta da Mirko Carotta (Cgil), Roberto Vivian (Cisl) e Silvia Bertola (Uil) - in verità introduce privatizzazioni ed esternalizzazioni in modo tale da smantellare l'apparato pubblico». Mercoledì scorso i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato la prima Commissione legislativa, che in questi giorni è tornata ad esaminare la «nuova» versione del disegno di legge, quella che contiene la corposa mole di emendamenti presentati in aprile dall'assessore Bressanini. Una serie di modifiche in grado di cambiare a fondo la riforma: per questo maggioranza ed opposizione si sono trovate d'accordo sul ritorno in commissione. Tra le novità, l'emendamento che rinvia la definizione del numero delle comunità di valle ad una intesa tra la giunta provinciale e il consiglio delle autonomie, da trovarsi entro 180 giorni dall'approvazione della legge. La giunta ha quindi previsto di istituire tre nuove società: la «Trentino riscossioni spa», un nuovo organismo per la riscossione delle imposte a livello provinciale; l'Agenzia per l'energia, che sostituirà il Servizio energia e l'Aspe; la società per la formazione permanente del personale delle amministrazioni pubbliche. Una serie di punti nuovi che portano i sindacati ad esprimere «forte contrarietà», perché «il disegno politico che traspare da questa riforma preoccupa non poco Cgil, Cisl e Uil, sia in riferimento alla situazione del personale coinvolto, sia per quel che riguarda la cittadinanza e l'erogazione di servizi». E ancora: «Se la privatizzazione è fatta tramite finanziamento dell'ente pubblico, vale a dire la Provincia, non si può affermare che vi siano risparmi di risorse per l'ente pubblico, perché c'è solo un passaggio di fondi da un capitolo all'altro del bilancio provinciale. Gli esempi della privatizzazione delle Apt, dove l'ente pubblico continua ad erogare finanziamenti ai privati per svolgere gli stessi tipi di servizi, inducono a chiederci non solo a cosa sia servita la privatizzazione, ma soprattutto a chi sia servita». Secondo Carotta, Vivian e Bertola la qualità dei servizi è destinata a peggiorare, visto «che il privato ha scopi di lucro e non certo di salvaguardia del sociale. Alcune esternalizzazioni già introdotte (Apt, gestione strade, Itea) ci portano ad avere forti preoccupazioni in questo senso». I sindacati protestano inoltre perché la riforma non prevederebbe «nessuna garanzia per il personale», per il quale è stato chiesto alla commissione un protocollo che preveda condizioni precise, garanzie certe e il mantenimento del contratto in vigore per coloro che saranno coinvolti in questa riforma. Il comunicato si conclude così: «A fronte delle forti perplessità espresse, Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato la volontà di mobilitare il personale dell'area pubblica, per contrapporsi con forza ad un disegno politico i cui effetti deleteri già cominciano a farsi sentire sulla popolazione tutta». 12/05/2006

 

 

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