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Think Safe, infortuni e malattie per i lavoratori delle cave

Se ne discute venerdì ad Albiano al convegno promosso da Fillea del Trentino

Polveri, sollevamento di materiali pesanti, ambienti non salutari, ritmi lavorativi legati al cottimo più che alla salute. Sono noti i problemi che mettono a rischio la salute e la sicurezza di chi lavora nelle cave di porfido trentine. La questione, anche grazie alle pressioni delle organizzazioni sindacali, è stata resa centrale nella nuova legge che regola il settore, con controllo più mirati e un inasprimento delle sanzioni. In attesa che si definiscano i regolamenti attuativi, che dovranno declinare nel concreto le misure per tutelare al meglio la salute e la sicurezza dei cavatori, Fillea del Trentino organizza il convegno Think Safe, per fare il punto della situazione su malattie professionali e infortuni e per discutere insieme ad esperti e lavoratori sui punti di maggiore criticità.

L'appuntamento è ad Albiano, alla Casa del Porfido, venerdì prossimo 7 aprile alle 17.00.

Al convegno interverranno il direttore del Patronato Inca Cgil, Marco Colombo, e l'avvocato Giovanni Guarini. Ad introdurre i lavori sarà il segretario provinciale della Fillea Maurizio Zabbeni, mentre Moreno Marighetti che per la Fillea segue il settore, farà il punto sulla situazione delle cave.

“Il porfido è un settore esposto al rischio di malattie professionali e agli infortuni – spiegano Zabbeni e Marighetti -. Accanto alle criticità tipiche del settore, che comunque possono essere tenute sotto controllo se ce n'è la volontà, esiste un problema culturale: molto spesso chi si ammala o è vittima di un infortunio sul lavoro fa molta fatica a dichiararlo per paura di essere dichiarato inabile al lavoro e dunque restare senza occupazione. Per questa ragione come sindacato riteniamo indispensabile che si attivino tutte le misure necessarie per tutelare questi lavoratori, facendo in modo che chi si ammala o s'infortuna possa trovare dei canali di ricollocazione sul mercato del lavoro. Un aspetto su cui la nuova legge avrebbe potuto incidere con maggiore determinazione”.

Nel 2015 (dati del Servizio Minerario della Provincia di Trento) gli infortuni nel settore lapideo sono stati 15, con molta probabilità anche nel 2016 si arriverà a cifre simili. “E' un numero che sottostima il fenomeno – insistono i due sindacalisti -. Per questa ragione da dicembre scorso siamo in attesa che venga convocato l'incontro che abbiamo chiesto con i comuni, il servizio Minerario e il servizio nonché all'Uopsal, al servizio Lavoro e al servizio Minerario della Provincia. Ad oggi non nessuno a preso in considerazione la nostra richiesta a dimostrazione del fatto che un tema così critico non suscita la dovuta considerazione. Noi comunque teniamo alta l'attenzione e continueremo a sollecitare un confronto”.






Trento, 4 aprile 2017

 

 

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