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Reddito garanzia, Cgil del Trentino: “Servirebbe una delega statale alla Provincia”

Ianeselli: “Con il varo del reddito di inclusione indispensabile coordinare gli strumenti naizonali con quello adottati in Trentino”

Il reddito di garanzia dovrà rimanere uno dei pilastri delle politiche sociali provinciali da potenziare, semmai, grazie a nuove risorse e attraverso una delega dello Stato.

Per la Cgil del Trentino è questa una delle priorità legate al varo dell’assegno unico provinciale. Sul fronte delle risorse il sindacato di via dei Muredei concorda riguardo l’opportunità di trasformare gli sgravi Irpef. “Così com’è la detrazione all’addizionale Irpef per le famiglie con figli introdotta dall’ultima finanziaria provinciale, non funziona,”, sostiene il segretario generale Franco Ianeselli.
Sono comunque diverse le novità che riguardano gli strumenti di sostegno del reddito della famiglie in Trentino e che dovranno essere affrontate nella definizione del nuovo assegno unico.
“In primo luogo va ribadito che il reddito di garanzia come misura di contrasto alla povertà, deve rimanere - e siamo certi rimarrà - una sorta di pavimento sul quale si costruirà il nuovo assegno unico provinciale. Le famiglie che rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà dovranno poter accedere ad integrazioni al reddito in grado di garantire la loro piena inclusione sociale”.
Il quadro, però, si complica perché il Senato sta discutendo un disegno di legge delega con il quale il Governo intende introdurre una misura simile al reddito di garanzia provinciale. “Nel settembre 2016 lo Stato aveva già introdotto il Sia, un primo intervento nazionale di contrasto alla povertà che per il Trentino avrebbe dovuto valere circa 4,2 milioni di euro all’anno. Oggi questa politica statale non è coordinata con il reddito di garanzia. Se poi il disegno di legge sulla povertà verrà approvato a breve, come sembra, il Governo sostituirà il Sia con il Reddito di inclusione. A questo punto sarebbe davvero utile avere una delega dallo Stato alla Provincia così da assorbire funzioni e stanziamenti statali”. Se la delega fosse difficilmente raggiungibile, per la Cgil resta prioritario coordinare gli interventi provinciali con quelli statali.
C’è poi il tema dell’assegno regionale al nucleo familiare. La Regione ha deciso che dal 1° gennaio 2018 l’assegno non esisterà più. Dovrà essere sostituito da interventi provinciali, avendo la Regione ceduto da tempo alle due province autonome le risorse che lo finanziavano. “Anche su questo fronte si dovrà aprire un confronto con la Provincia per decidere come costruire il nuovo sostegno provinciale per distribuire i circa 35 milioni di euro stanziati di anno in anno in Trentino”. Una piccola sperimentazione è stata introdotta fin da quest’anno. Dal primo gennaio le famiglie che percepiscono l’assegno regionale al nucleo famigliare dovranno certificare le spese sostenute per i figli per un importo pari ad almeno il 30% dell’importo percepito. “Prima di disegnare il nuovo assegno unico vanno quindi analizzati i dati di questa sperimentazione”.
Per quanto riguarda il tema più generale delle risorse stanziate dal Governo provinciale, la Cgil del Trentino condivide l’opportunità annunciata dall’assessore Olivi di trasformare i 22 milioni di euro destinati alle detrazioni all’addizionale Irpef alle famiglie con figli in stanziamenti per rimpinguare le risorse dell’assegno unico. “I beneficiari resterebbero le famiglie trentine, ma il livello di equità e di efficacia della misura risulterebbe più alto”.
Infatti il meccanismo della detrazione è regressivo perché premia la famiglie più abbienti. Due coniugi con redditi di 50.000 euro annui ciascuno e due figli a carico possono beneficiare della detrazione massima pari a 252 euro a figlio. Una famiglia con due redditi da 21.000 mila euro l’anno ciascuno e con due figli non solo godrebbe di una detrazione inferiore perché paga un’addizionale più bassa della detrazione massima, ma verrebbe a pagare tariffe più alte. Infatti, in virtù del seppur piccolo sgravio fiscale, l’Icef registrerebbe un reddito disponibile più alto che farebbe innalzare il canone di locazione Itea o ridurre l’integrazione al canone di mercato, aumentare le tariffe del nido o della mensa scolastica, calare l’assegno al nucleo familiare. “In pratica le famiglie meno abbienti rischiano di veder annullato il beneficio dello sgravio Irpef. Per questo chiediamo che i 22 milioni di euro risorse pubbliche oggi destinate alla detrazione per figli vengano dirottati sul nuovo assegno unico”.

 

 

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