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Disdetta contratto porfido, pronti allo sciopero

Lo ha deciso ieri l'assemblea dei lavoratori. Attenzione puntata anche su salute e sicurezza nelle cave

I lavoratori rispondono con lo sciopero alla disdetta unilaterale del contratto integrativo del porfido. Ieri un'affollata assemblea ad Albiano – la prima dopo la ripresa dell'attività - ha deciso per una giornata di mobilitazione: i lavoratori incroceranno le braccia in concomitanza con il primo incontro tra i sindacati e le controparti datoriali. La richiesta di incontro partirà nei prossimi giorni. “Gli imprenditori si sono limitati a disdettare il contratto, ma non hanno fanno nessun passo per avviare il confronto su un nuovo accordo – fanno notare Maurizio Zabbeni e Moreno Marighetti di Fillea e Fabrizio Bignotti e Mati Nedzmi di Filca -. Noi restiamo fermi sull'assoluta necessità che si ritiri la disdetta prima di iniziare le trattative. Non ci sottraiamo dal confronto, anzi vista l'inerzia delle imprese lo sollecitiamo, ma non ci si siede al tavolo con una spada di Damocle sulla testa”. Per i sindacati “il contratto integrativo va rilanciato anche come argine alle imprese irregolari che abbassano i costi, assumendo finte partite Iva. La nuova legge va in questa direzione e non tutela solo i lavoratori ma anche le imprese oneste. E' inaccettabile che siano proprio i datori di lavoro a volersi sottrarre”.

Come noto le associazioni datoriali (Confindustria Trento, Associazione Artigiani, Federazione della Cooperazione) hanno comunicato a metà dicembre la decisione di disdettare, dal 1° giugno 2017, l'attuale integrativo, vigente dal 2004. Una decisione unilaterale che incide fortemente sulle condizioni salariali, ma non solo dei cavatori. Senza l'integrativo la loro busta paga avrà circa 500 euro in meno ogni mese.

Una modalità, quella della revoca unilaterale degli accordi, che a cui le associazioni datoriali ricorrono sempre più spesso in tutti i settori, come ha fatto notare il segretario nazionale dei lapidei Fillea, Gianni Fiorucci. “Si vorrebbe imporre la logica che l'unica strada è comprimere i salari e i diritti dei lavoratori. Non è accettabile. Non possiamo cedere al ricatto di chi revoca i contratti pretendendo condizioni peggiorative per le maestranze”.

Altro tema forte affrontato nella riunione di ieri è stata la questione della sicurezza e della salute nelle cave. “Il lavoro nelle cave è molto pesante e si lavora in condizioni limite - sottolineano Moreno Marighetti (Fillea) e Bignotti -. Abbiamo chiesto un incontro il 23 dicembre scorso con l'assessore Olivi, i sindaci dei Comuni che gestiscono le concessioni, Servizio Lavoro, Servizio Minerario e Uopsal. Nessuno ci ha ancora risposto. E' urgente aprire un confronto anche su questo tema che tocca da vicino i lavoratori”. Per questa ragione già oggi le organizzazioni sindacali solleciteranno tutti gli interlocutori per arrivare a fissare una data.





Trento, 3 marzo 2017

 

 

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