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Commercio, basta aperture e orari no stop

Sindacati: “La liberalizzazione è stata un fallimento. La Provincia ponga un freno con una nuova legge”

“Su orari e aperture festive e domenicali per i negozi è tempo di cambiare. La liberalizzazione non ha prodotto un rilancio dei consumi né ha portato il commercio fuori dalla crisi. Ha solo peggiorato le condizioni dei lavoratori”. Forti di questa convinzione, cogliendo le aperture dell'assessore al Commercio Alessandro Olivi, i segretari di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, Roland Caramelle, Lamberto Avanzo e Walter Largher, chiedono alla Provincia di intervenire con una nuova legge che limiti le aperture no stop.

Da sempre contrari alla liberalizzazione, per i significativi costi sociali imposti ai lavoratori e alle loro famiglie, i sindacati adesso rilanciano anche sulla base delle recenti decisioni assunte in altri territori. In Friuli Venezia Giulia, ad esempio, la Regione ha stabilito dei limiti alle aperture e definito anche le giornate festive in cui gli esercizi commerciali devono rimanere chiusi.

Ad poco più di sei anni dalla liberalizzazione di orari e aperture, con il decreto Salva Italia del governo Monti, l'unica certezza, infatti, è che la crisi ha profondamente cambiato le abitudini degli italiani, che spendono e consumano sempre meno a prescindere da quando le serrande dei negozi sono alzate. E il sempre aperto non ha, come ipotizzato, aiutato il rilancio dei consumi né rafforzato le imprese commerciali di fronte alla crisi. “E' vero che si è creata una maggiore concorrenza – ammettono i tre sindacati – che si è rovesciata però sui lavoratori, peggiorando le loro condizioni. E' cresciuto il precariato, sono peggiorate le loro condizioni di vita. Tenere aperto sempre aumenta anche i costi a carico degli esercenti, che non hanno ottenuto i vantaggi sperati dalla liberalizzazione. E' chiaro che il bilancio è negativo su tutti i fronti”. Ne sono prova, secondo i tre segretari, le disdette unilaterali sempre più frequenti, il peggioramento dei contratti di lavoro e la difficoltà, denunciata da sempre più lavoratori, di tenere insieme famiglia e lavoro. “Ogni anno circa 200 donne nel commercio danno le dimissioni per maternità – dicono -. E' una fabbrica che sparisce nel silenzio”. E di fronte a chi dice che la liberalizzazione ha permesso una maggiore concorrenza e nuove aperture i sindacati ribattono: “Le nuove aperture non hanno prodotto una crescita dell'occupazione e, molto spesso, tra le nuove assunzioni solo una parte sono coperte con contratti a tempo indeterminato, poi si ricorre al lavoro somministrato e ai voucher”.

Per questa ragione, secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs un intervento legilstativo non è più rinviabile. I sindacati chiedono alla Provincia di intervenire in tempi rapidi stabilendo, per legge, una forte limitazioni alle aperture domenicali e fetsive. “Più volte ci siamo confrontati su questo tema e abbiamo riscontrato in Piazza Dante una certa disponibilità – proseguono i tre segretari -. Adesso, però, serve un segnale politico forte, passando dalla condivisione ai fatti con la presentazione di un disegno di legge. La Provincia ha le competenze per farlo ed è tempo di agire con un iter rapido. Non ci sono spazi per soluzioni diverse”




Trento, 3 febbraio 2017

 

 

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