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Entrate: «no» compatto alla delega alla Provincia

Votata una mozione durante l'assemblea convocata da Cgil, Cisl e Uil

I lavoratori si esprimono compatti con una mozione: «no» alla delega per le agenzie fiscali alla Provincia. Preoccupano, in particolare, le possibili conseguenze sull'autonomia e sull'indipendenza delle funzioni di controllo a causa dei rapporti economici, contrattuali e politici tra enti locali e imprese sul territorio, con rischio evidente dell'autonomia funzionale attualmente presente nel modello nazionale delle Agenzie Fiscali, più volte rilevato nel corso delle precedenti assemblee.

Inoltre, quanto si sta delineando in relazione alla delega di funzioni della giustizia, dove non è garantita l’effettività del diritto di opzione, e le ipotesi di inquadramento del personale non rispondono a criteri di salvaguardia di professionalità e competenze, rappresenta ulteriore elemento di contrarietà.

Per queste ragioni, e in considerazione del rischio di un'improvvisa accelerazione dell'iter di approvazione della norma di attuazione della delega per le agenzie fiscali, così come perseguita dalle forze politiche e istituzionali locali, l'assemblea ha approvato una mozione all'unanimità contraria alla delega delle agenzie fiscali alla Provincia impegnando le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa a indire opportune iniziative di mobilitazione per contrastarla, anche mediante convocazione di presidi, sit-in o altro.

Presenti all'assemblea oltre un centinaio di addetti, che hanno condiviso le analisi delle organizzazioni sindacali e invitato le stesse al coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, politici e amministrativi per far emergere la propria posizione di contrarietà.

I sindacati ribadiscono l'importanza del tema della lotta all'evasione fiscale, problema fondamentale del nostro Paese e fonte di gravi ingiustizie e disuguaglianze, che rischia di essere declinato con particolare attenzione al consenso elettoralistico piuttosto che al rigore dell'imparzialità e della buona amministrazione. Le dichiarazioni sui giornali delle ultime settimane, da parte di autorevoli esponenti politici, appaiono piuttosto chiare in tal senso, a partire dall'esigenza di un fisco più amico delle imprese sino al fisco che rovina le imprese, con una chiara idea che la delega non deve rappresentare esclusivamente un cambio di datore di lavoro degli addetti ma possibilità di incidere nelle attività.

Occorre invece perseguire la direzione diametralmente opposta, già presente oggi nel modello agenzie fiscali nazionale, dove l’autonomia organizzativa, contabile e finanziaria, unita a una corrispondente responsabilità, consente altrettanta autonomia gestionale non condizionata né soggetta a controlli preventivi da parte del potere politico (MEF).

Si perseguano invece altri ambiti di efficienza, che potrebbero consistere nella partecipazione degli enti locali agli accertamenti fiscali tramite accesso alle banche dati (cd. informazioni qualificate), oppure nel contributo a una migliore e più puntuale definizione degli indicatori della ricchezza dei contribuenti, oppure, ancora, nel sostenere anche economicamente le sedi periferiche, com’è già avvenuto in quel di Riva del Garda e Cles, importanti presidi di legalità che vanno mantenuti.

È bene dunque che la norma non si faccia, e che le province supportino le agenzie sul territorio attraverso l’implementazione e la collaborazione necessaria a stabilire il corretto rapporto tra cittadini ed erario.

Seguiranno apposite iniziative di mobilitazione, al fine di far emergere un vero dibattito pubblico sull'opportunità di un'operazione che rischia, paradossalmente, di penalizzare l'Autonomia speciale anziché rafforzarla, così com'è già soggetta a continui attacchi per i presunti privilegi di cui gode, oggi non più giustificabili.

 

 

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