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Contratto porfido, i sindacati chiedono l'immediato ritiro della disdetta

Bignotti e Zabbeni: “E' una pericolosa deriva delle relazioni sindacali”. Avviate le verifiche legali. Con la revoca i lavoratori perdono 500 euro al mese. “Pronti al confronto sul rinnovo, ma non sotto ricatto”

“Una pericolosa deriva delle relazioni sindacali, che, sino ad oggi, hanno permesso di mantenere un livello di approccio alle problematiche del settore caratterizzato da senso di responsabilità e costruttività”. Fillea Cgil e Filca Cisl rispondono con fermezza alla disdetta unilaterale del contratto di settore per i lavoratori del porfido. Nei giorni scorsi con una lettera sottoscritta da tutte le parti datoriali (Confindustria Trento, Associazione Artigiani, Federazione della Cooperazione) hanno comunicato la decisione di disdettare, dal 1° giugno 2017, l'attuale integrativo, vigente dal 2004.

Le organizzazioni chiedono l'immediato ritiro della revoca, condizione necessaria per l'apertura di una trattativa costruttiva sul nuovo contratto. “Non si può aprire un confronto sotto ricatto – spiegano i due segretari generali Maurizio Zabbeni e Fabrizio Bignotti -. Non saranno sicuramente le organizzazioni sindacali a sottrarsi al confronto per il rinnovo. E' troppo semplicistico, però, affermare che un contratto non va più bene e dunque revocarlo”.
Per i sindacati la “disdetta è l'ultimo colpo di coda di una classe imprenditoriale incapace, che non ha prodotto investimenti in termini di industrializzazione e qualificazione di prodotto e di processo, e che vuole scaricare sull'anello più debole tutte le inefficienze del sistema”.

Con il venir meno del contratto integrativo le buste paga dei lavoratori perdono un importo medio mensile di circa 500 euro. Una decisione che appare assurda anche alla luce della drastica cura dimagrante che il settore ha subito negli ultimi anni in termini di addetti. “I lavoratori hanno pesantemente pagato la crisi – accusano i sindacati -. Chi pensa di poter rilanciare il settore solo tagliando il costo del lavoro, dimostra di non avere nessuna intenzione di traghettare il comparto verso il futuro. Evidentemente le imprese preferiscono la strada più semplice: abbassare ancora l'asticella della competizione comprimendo il costo del lavoro. E così invece di pretendere che le aziende irregolari e i fenomeni di elusione ed evasione siano contrastati in modo efficace preferiscono competere ad armi un po' più pari. Con queste scelte il porfido trentino è destinato a proseguire il suo declino”.

La comunicazione sia arrivata all'inizio della stagione invernale, in un momento in cui molti addetti sono in cassa integrazione “meteorologica”. Una decisione che appare non casuale. Già la prossima settimana, comunque, i sindacati incontreranno i lavoratori per decidere insieme lo stato di agitazione.

Intanto Fillea e Filca hanno già incaricato i propri legali per verificare la sostenibilità giuridica della disdetta e la percorribilità dell'eliminazione di parti di salario fisse, erogate da decenni.


Accanto alle vie legali le organizzazioni sindacali faranno pressione da subito anche nelle sedi istituzionali, in Provincia, nelle amministrazioni comunali e presso gli organismi di controllo. “Da anni chiediamo l'intensificazione dei controlli a tutela della sicurezza e della salute per i cavatori. E' ora e tempo di intensificare tutti quei controlli che sino ad oggi sono stati solo auspicati e frammentariamente gestiti. Ogni azienda che non sia in regola con il rispetto della contrattazione vigente nonché con le norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro dovrà essere estromessa dal settore senza ulteriori tentennamenti”, ribadiscono Bignotti e Zabbeni.

Sullo sfondo, ma non di minore importanza, resta la partita sulla riforma della legge sulle cave. “vigileremo sul percorso legislativo di modifica della legge provinciale affinché sia cogente rispetto alle finalità che ne hanno visto la nascita, ed il recepimento delle istanze approvate dall'assemblea dei lavoratori”, concludono Bignotti e Zabbeni.




Trento, 15 dicembre 2016

 

 

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