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Crisi industriali, centrale il ruolo della concertazione

Se ne è discusso oggi al direttivo di Filctem del Trentino, con il vicepresidente Ol

La concertazione cambia pelle, ma resta ancora lo strumento più efficace per fronteggiare le crisi industriali, in uno scenario economico profondamente mutato rispetto al passato. Questo insegnano le ultime esperienze di Marangoni e Adler, e la meno recente esperienza della Whirlpool. Di concertazione, welfare e congestione della crisi si è discusso oggi al direttivo della Filctem del Trentino. “I casi Marangoni e Adler ci hanno costretto a sederci tutti intorno ad un tavolo, azienda, parti sociali ed ente pubblico nel tentativo di trovare una soluzione – ha spiegato il segretario provinciale Mario Cerutti aprendo i lavori -. Quella esperienza per quanto pesante è l'ennesima dimostrazione, che rispetto a problemi di portata così grande non ci sono soluzioni che si possono trovare da soli. Le politiche industriali vanno costruite con il coinvolgimento di tutti, parti sociali, azienda ed ente pubblico, per raggiungere tutti un obiettivo comune. Nel caso di Marangoni ci abbiamo provato arrivando a firmare un protocollo di impegni trasversali”.
Un'esperienza in parte già sperimentata e positivamente con la gestione della chiusura della Whirlpool come ha ricordato anche il segretario della Cgil del Trentino Franco Ianeselli. “La concertazione è un aspetto fondamentale delle nostre politiche. La situazione, rispetto al passato è profondamente cambiata e il modello che ha funzionato fino a questo momento va innovato. Lo abbiamo sperimentato in Whirlpool e con Marangoni: le crisi non si gestiscono battendo cassa alla Provincia quando una grande azienda chiude, ma facendo sì che anche l'imprenditore investa risorse, destinate altrimenti solo agli incentivi all'esodo, nella riqualificazione dei lavoratori e nella ricerca di nuove attività sostitutive”. Un cambio di prospettiva che presuppone, come ha chiarito Ianeselli, un elevato grado di fiducia nell'ente pubblico e una buona dose di responsabilità. “Oggi le politiche industriali si costruiscono su un mix di risorse pubbliche e private e guardando a tutti, grandi e piccole imprese, perché al centro c'è il lavoratore in difficoltà”, ha ribadito Ianeselli citando l'esperienza positiva del fondo di solidarietà territoriale per il lavoro.
Sul ruolo e valore della concertazione è intervenuto anche il vicepresidente Alessandro Olivi, partecipando al direttivo. “La concertazione è una strada che costa più fatica e chiede maggiore responsabilità – ha ammesso il titolare delle deleghe su economia e lavoro -. Oggi non possiamo più pensare di affrontare le politiche di sviluppo e/o di ristrutturazione aziendale in modo disarticolato. Le politiche industriali vanno inserite dentro un modello più ampio di investimento sulle persone”. Il che vuol dire concorrere alla definizione di strumenti di riqualificazione e investire su formazione e conoscenza. “Dobbiamo pensare non più a tutelare il lavoratore sul posto di lavoro, ma sul mercato del lavoro, dunque non lasciarlo solo quando è più debole, durante le transizioni”, ha insistito Olivi, che poi ha ricordato alcuni interventi che saranno proposti nella prossima finanziaria per rafforzare l'occupazione e la produttività. “Gli aggiornamenti al Piano delle Politiche del Lavoro e la nuova finanziaria prevedono una serie di misure che riaffermano l'importanza della compartecipazione delle responsabilità, usando la leva fiscale per incentivare la creazione di occupazione stabile e la crescita di produttività”.
In chiusura dei lavori è intervenuto Gabriele Mazzariello, della segreteria nazionale Filctem, con alcune riflessioni sulla situazione italiana.

 

Trento, 8 novembre 2016

 

 

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