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Occupazione femminile, serve uno sforzo maggiore sui servizi di conciliazione

Ianeselli: “Senza il lavoro delle donne l'economia cresce poco. Dal welfare aziendale


“Sono troppe trecento donne che ogni anno in Trentino abbandonano il lavoro dopo la maternità, così come sono troppo poche le donne che oggi lavorano. E' la dimostrazione che il gap tra occupazione maschile e femminile è ancora profondo e affonda radici in un mercato del lavoro che non offre pari opportunità di professione, reddito e carriera ai due sessi”. Per il segretario generale della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli, l'aumento dei tassi di occupazione tra le donne deve essere una delle priorità perché “senza il lavoro femminile l'economia non cresce”. “Il nostro Pil arranca anche perché troppo basso è il numero di donne che lavora, in Italia e in Trentino. Siamo ancora lontani dall'obiettivo europeo, anche se la nostra Provincia ha fatto passi avanti negli ultimi anni”. Paradossalmente con la crisi economica e la perdita di posti di lavoro tra gli uomini si è verificato un aumento di donne attive, ma già negli ultimi dati Istat di giugno la tendenza si è ridotta. E non è da sottovalutare l'impatto demografico. “Nei Paesi con alto tasso di occupazione femminile sono più alti anche i tassi di natalità. In Italia si fanno pochi figli sia per le difficoltà economiche sia per gli scarsi servizi per la famiglia”. Il nodo per Ianeselli è adottare misure di conciliazione efficaci, che incentivino le donne a cercare un'occupazione e a restare sul mercato del lavoro. “Non possiamo certo dire che in Trentino manchino del tutto i servizi per conciliare famiglia e lavoro. La questione è che spesso sono ancora troppo costosi e poco flessibili in termini di orario rispetto alle esigenze delle madri lavoratrici. Serve uno sforzo in più”.
Altra questione su cui intervenire sono i sostegni al reddito. “Condiviso la sollecitazione di Barbara Poggio. E' concreto il rischio che sia più conveniente restare a casa e prendere i contributi pubblici, piuttosto che lavorare magari con un contratto part time poco remunerato – ammette Ianeselli -. Questa situazione, però, va invertita incentivando le donne a lavorare, a vantaggio dell'intero sistema economico. In tal senso è opportuno modificare ulteriormente l'Icef aumentando le detrazioni per il lavoro femminile così da renderlo “più conveniente”.
C'è infine tutta la partita dei luoghi di lavoro. “Dentro le aziende serve attenzione alle diversità tra uomini e donne che vanno gestite e valorizzate. Una sfida che riguarda i datori di lavoro, ma anche il sindacato. Un banco di prova interessante potrebbe essere il welfare aziendale, che potrebbe essere gestito insieme in un'ottica di conciliazione, facendo attenzione a non disperdere le misure in mille rivoli inefficaci”, conclude Ianeselli.

 

Trento, 18 ottobre 2016

 

 

 

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