NEWS

Impianti a fune, Filt: si riconosca il lavoro gravoso

Stefano Montani: “Svolgono mansioni pensanti in condizioni difficili. Giusto prevedere un'uscita anticipata a 41 anni di servizio”

Le mansioni svolte ad altitudini elevate e la costante esposizione a condizioni climatiche disagiate, spesso di diversi gradi sotto lo zero, mettono a dura prova il fisico e la salute di quanti operano nel settore degli impianti a fune. Molti di questi hanno cominciato a lavorare giovanissimi, dunque sono lavoratori precoci. “E' ora che si prenda atto che lavorare in questo settore equivale a svolgere mansioni gravose – spiega Stefano Montani, segretario generale della Filt del Trentino -. E' difficile pensare che questa attività si possa svolgere tranquillamente per oltre quarant'anni, come per tanti altri lavori. Così non è”. Per questa ragione Filt Cgil del Trentino si è attivata per sollecitare l'inserimento di questa tipologia di mansioni, che riguarda poco meno di 1.500 lavoratori in provincia, tra i lavori gravosi sulla base di quanto prevede il verbale di intesa siglato tra Cgil Cisl Uil e Governo il 28 settembre scorso. “L'accordo raggiunto con l'esecutivo è un passo avanti – ammette Montani – finalmente si riconosce che non tutti i lavori sono uguali in termini di fatica e rischi e si inserisce il riconoscimento della condizione di lavoro gravoso. Siamo convinti che il comparto del fune abbia tutte le caratteristiche per essere compreso in questa categoria”.

Per i lavoratori vorrebbe dire andare in pensione con 41 anni di servizio invece che gli attuali 42 anni e 10 mesi, senza penalizzazione economica. A patto che abbiano lavorato almeno 12 mesi prima del 19simo anno di età.

Filt ha già inviato alla senatrice Luisa Gnecchi, componente della Commissione parlamentare Lavoro, una dettagliata relazione sulle caratteristiche delle mansioni e sui rischi per la salute. “E' giusto che si tenga conto che lavorare anche a 25 gradi sotto zero, in stazioni sciistiche poste tra i 1.500 metri e i 3.500 metri, magari svolgendo manutenzioni pesanti, non è come stare seduti in un ufficio riscaldato – insiste Montani -. Le fatiche e gli sbalzi di altitudine a cui sono esposti i lavoratori del fune sono sovente causa di problemi di salute, quali l'addensamento sanguigno con riscontri di ematocrito alto, problemi di pressione arteriosa, di vertigini, rischio di infarto ed altri problemi cardio-circolatori che rendono oggettivamente difficile operare in età avanzata. Per questa ragione ci sembra di avanzare una richiesta legittima”.

L'accordo del 28 settembre rimanda ad un confronto governo e organizzazioni sindacali per individuare le categorie che rientreranno nei lavori gravosi.

 

Trento, 12 ottobre 2016

 

 

 

TORNA SU