NEWS

Licenziato perché assente per paternità, il giudice lo reintegra

Il Tribunale giudica illegittima la decisione dell'azienda per assenza ingiustificata e riafferma il principio di correttezza e buona fede

Era stato licenziato perché andando in congedo parentale non aveva comunicato per iscritto la sua assenza all'azienda, l'Eurobrico. E nonostante avesse fatto tutte le necessarie comunicazioni all'Inps e avesse avvertito il suo responsabile. Adesso il giudice del lavoro, Giorgio Flaim, ha deciso che quel licenziamento era illegittimo e dunque il lavoratore ha diritto a riavere il suo posto di lavoro o un congruo indennizzo economico. Scartata la seconda ipotesi il lavoratore, assistito da Filcams del Trentino e dall'avvocato Ottorino Bressanini, è rientrato nei giorni scorsi al suo posto.

 

I fatti risalgono alla fine di giugno del 2015. Un dipendente del negozio Eurobrico di Pergine Valsugana decide di usufruire di un periodo di congedo parentale, come previsto dalla legge 151/2001. Anticipa la sua intenzione al proprio responsabile e poi fa la comunicazione all'Inps. Omette di informare per iscritto il datore di lavoro, credendo che la comunicazione fosse a carico dell'Inps, e dunque resta a casa dalla data dichiarata.

Trascorsi tre giorni l'azienda fa partire la procedura di licenziamento per assenza ingiustificata, che rientra tra i motivi di giusta causa e ne da comunicazione scritta al proprio dipendente, che dunque si trova licenziato in tronco.

 

Il lavoratore ricorre al giudice del lavoro che con sentenza del 28 aprile scorso stabilisce che nel licenziamento in questione non ricorrono gli estremi della giusta causa perché il fatto contestato rientra tra le condotte punibili con sanzioni conservative, come previsto dalla contrattazione collettiva.

Il giudice riconosce che nel comportamento del lavoratore, cioè nell'omessa comunicazione all'azienda non c'è colpa, e che invece sono mancate nell'atteggiamento di Eurobrico “correttezza e buona fede”. L'azienda non si è attivata presso l'Inps né presso il lavoratore, ma ha atteso che trascorressero i tre giorni di assenza ingiustificata per far scattare la sanzione. “Siamo molto soddisfatti di questo esito – ammette Roland Caramelle, segretario provinciale della Filcams -. Il giudice ha riconosciuto che il lavoratore è stato licenziato senza un giustificato motivo e, sulla base di quanto prevedeva l'articolo 18, ha previsto che riavesse il suo lavoro. Oggi con il Jobs act le cose sarebbero state diverse: avrebbe ottenuto un indennizzo pari a 10 mensilità. E poi avrebbe dovuto fare i conti con la ricerca di un nuovo lavoro”.

 

 

 

 

 

 

Trento, 7 luglio 2016

 

 

 

TORNA SU