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Sostegni contro la povertà. Migliorare il reddito di garanzia, non stravolgerlo

Il Trentino riconosce un sussidio alle famiglie più deboli dal 2009. L’appello di Cgil Cisl Uil: va reso più inclusivo. Il nodo delle risorse statali del Sia. No a

La Giunta provinciale intende rivedere le modalità di erogazione delle provvidenze alle famiglie in Trentino, a partire dal reddito di garanzia. Lo ha annunciato nelle scorse settimane il vicepresidente della Giunta provinciale, Alessandro Olivi, alle organizzazioni sindacali che si sono dette pronte a confrontarsi per migliorare i sostegni ai nuclei famigliari più deboli.

La Provincia di Trento è stata una delle prime realtà territoriali in Italia ad introdurre un sostegno al reddito automatico per tutti i cittadini sotto una soglia di reddito. Dal 2009 ad oggi il reddito di garanzia ha rappresentato un importante strumento di inclusione sociale. Per questo Cgil Cisl Uil del Trentino fissano alcuni paletti nel confronto con la Provincia. “Il primo obiettivo - affermano Andrea Grosselli (Cgil del Trentino), Lorenzo Pomini (Cisl del Trentino) e Walter Alotti (Uil del Trentino) - deve essere quello di migliorare il reddito di garanzia per renderlo più efficace ed inclusivo senza stravolgerlo. Vanno aggiustati alcuni parametri utili a rilevare lo stato di bisogno e il reale potere d’acquisto delle famiglie. Vanno poi potenziati i servizi per l’impiego: chi riceve un sussidio deve attivarsi per cercare un lavoro. Su questo fronte bisogna che la condizionalità sia ferrea”. Un altro nodo è quello delle risorse che lo Stato ha stanziato per l’avvio del Sia (sostegno all’inclusione attiva) per il Trentino. “Si tratta di 4,2 milioni all’anno - spiegano i sindacalisti - che verrebbero assegnati alle famiglie trentine secondo criteri del tutto diversi. Sarebbe utile che queste risorse fossero destinate al reddito di garanzia, come quota aggiuntiva così da poter migliorane l’efficacia ed estenderne la platea. Confidiamo che la Provincia strappi al Governo la piena competenza anche su questo”.
Sul fronte della trasformazione dei benefici monetari in buoni per l’acquisto di beni e servizi i sindacati chiedono di non fissare vincoli eccessivi. “È fondamentale - spiegano Grosselli, Pomini e Alotti - che i beneficiari possano effettivamente spendere le risorse trasferite, valorizzando i consumi sul territorio ma garantendo sempre una quota libera. Solo così si responsabilizzano davvero le famiglie”.

Infine va affrontato il tema del cumulo di diverse provvidenze in un solo strumento di sostegno: è questo infatti il progetto della Giunta che vorrebbe un assegno unico tra reddito di garanzia, assegno al nucleo, benefici tariffari e assegno di cura. “Se l’obiettivo della semplificazione amministrativa è condivisibile - replicano i rappresentanti di Cgil Cisl Uil del Trentino - bisogna valorizzare le specificità delle singole politiche: garantire l’inclusione sociale delle famiglie più povere, sostenere le famiglie con figli e assicurare cure adeguate a domicilio alle persone non autosufficienti non è la stessa cosa. Si tratta di bisogni diversi che debbono trovare risposte diverse anche dentro uno strumento unico di agevolazione”.

Trento, 5 luglio 2016

 

 

 

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