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Ottima adesione allo sciopero dei metalmeccanici

Tute blu compatte per il contratto nazionale. Oltre 400 lavoratori del Trentino e dell'Alto Adige protestano davanti a Confindustria Trento

 

Oltre 400 metalmeccanici del Trentino e dell'Alto Adige hanno sfilato questa mattina davanti alla sede di Confindustria Trento per chiedere con forza il rinnovo del contratto nazionale di settore. E alta è stata, stando alle prime notizie che arrivano dai luoghi di lavoro, l'adesione allo sciopero di otto ore indetto unitariamente da Fiom Fim Uilm regionali. In molte delle fabbriche più grandi hanno incrociato le braccia quasi tutti i lavoratori e le lavoratrici, ma la mobilitazione c'è stata anche nelle realtà di minore dimensione. A dimostrazione che le tute blu sono stanche di aspettare un rinnovo che non arriva per l'intransigenza di Federmeccanica e Assistal.

Per quanto riguarda il Trentino alla Dana di Arco si è fermato il 90 per cento della produzione, alla Meccanica del Sarca adesione al 100 per cento come alla Coster3, alla Coster 2 il 90 per cento di adesione, all'Ebara il 50 per cento, alla Sapes il 95 per cento della produzione, alla Fly il 100 per cento della produzione come alla Marangoni meccanica, in Informatica trentina il 25 per cento.

 

Fino a questo momento si sono fatti diciassette inutili incontri – ha ricordato Michele Zanocco della segreteria nazionale della Fim, presente alla protesta – che non sono serviti a spostare la posizione radicale, brutale e antagonista che Federmeccanica e Assistal hanno assunto al tavolo della trattativa”.

E i segretari generali di Fiom, Fim e Uil del Trentino e dell'Alto Adige hanno puntato il dito contro un atteggiamento della controparte che punta solo a demolire il contratto nazionale di lavoro, per rendere le maestranze più deboli, con minore salario e meno diritti. “Continueremo a batterci per il riconoscimento di un contratto nazionale vero, che assicuri diritti e retribuzioni adeguate a tutti i lavoratori”. Nella consapevolezza che il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici rappresenta da sempre un segnale importante a cui far riferimento per i rinnovi delle altre categorie.

Tra i punti di maggiore distanza nella trattativa c'è l'aumento salariale: Federmeccanica vorrebbe riconoscere solo a chi è a paga sindacale nazionale, escludendo non soltanto coloro che godono di trattamenti individuali, ma anche tutti i lavoratori delle aziende dove vige un contratto aziendale. In pratica, a vedersi riconosciuto l’aumento sarebbero, in tutta Italia, solo il 5% dei metalmeccanici. A preoccupare è anche il modello che Federmeccanica, con l’alibi della crisi, intende introdurre: in pratica si propone un sistema in cui la contrattazione aziendale, anziché essere integrativa della contrattazione nazionale, diventerebbe alternativa ad essa, avviando un percorso il cui esito sarebbe, nei timori di Fiom, Fim e Uilm, la progressiva cancellazione del contratto nazionale stesso. Posizioni distanti, infine, anche su straordinari, maturazione dei permessi retribuiti e orario di lavoro.

 

 

Trento, 10 giugno 2016

 

 

 

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