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Marangoni, l'azienda apra il confronto. I 120 esuberi restano inaccettabili

Oggi l'incontro dei sindacati con Rossi e Olivi. Cerutti (Filctem): “Presa di posizione importante da parte delle istituzioni. I lavoratori hanno gi&agrav

Riaprire il confronto sui 120 esuberi, che restano inaccettabili, mettere in campo tutti gli ammortizzatori sociali ancora disponibili e aprire un serio confronto sul futuro dell'azienda. E' su questi punti che deve riaprirsi il confronto con i vertici di Marangoni. Al di fuori di questi confini la Provincia è pronta ad assumere posizioni forti fino a rivedere l'accordo siglato nel 2009 con l'azienda di pneumatici di Rovereto. E' questo quanto emerge da un confronto di oltre un'ora tra i segretari di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec e Cobas con il presidente Rossi e il vicepresidente Olivi. Al confronto hanno partecipato anche anche i segretari confederali e una delegazione di operai dello stabilimento roveretano. “E' stato un incontro importate per riaprire la vertenza – commenta Mario Cerutti -. La politica e le istituzioni hanno assunto una posizione netta riconoscendo i molti sacrifici fatti in questi ultimi anni dai lavoratori e richiamando Marangoni ad assumersi le proprie responsabilità. In ballo c'è la tenuta sociale di un sistema perché sull'azienda di Rovereto abbiamo investito tutti, addetti e comunità con i soldi pubblici”.

All'incontro i sindacati hanno ribadito che i 120 esuberi restano inaccettabili. Posizione peraltro condivisa anche dalla Provincia che con l'assessore Olivi ha ammesso davanti agli operai arrivati da Rovereto che non si può aprire un confronto mettendo sul tavolo solo un piano di dismissione e pesanti tagli al personale.

L'obiettivo a questo punto è che si sblocchi lo stallo in cui è precipitata la vertenza, portando all'apertura di un confronto con i vertici aziendali. Un confronto che le organizzazioni pretendono sia responsabile e trasparente da parte dell'azienda.

 

Parlando agli operai anche Rossi e Olivi hanno fatto appello al necessario senso di responsabilità che Marangoni deve alla comunità locale, come più volte ribadito anche dalle organizzazioni sindacali perché il progetto industriale della Marangoni è un patrimonio collettivo, in cui hanno investito i lavoratori, le istituzioni e la proprietà. Non si può cancellare facendo finta che quel patto di comunità non abbia valore.

Domani i lavoratori si riuniranno in assemblea per discutere quanto emerso oggi e per decidere come proseguire la mobilitazione in attesa di ricevere segnali dall'azienda. Con le quattro ore di oggi si arriva al nono giorno di sciopero. “Il tempo a disposizione è ormai pochissimo. A giugno dovrebbe partire la procedura di licenziamento per i primi ottanta lavoratori, nella seconda metà dell'anno altri 60 esuberi. Ci attendiamo che con oggi si cambi marcia”, conclude il segretario della Filctem.

Trento, 19 maggio 2016 





 

 

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