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Fune, firmato il nuovo contratto con un aumento medio mensile di 71 euro

Montani,Filt Cgil: inverno positivo per il turismo, ma resta preoccupazione per i lavoratori penalizzati da una stagione breve

E' stato firmato nei giorni scorsi il rinnovo del contratto del comparto fune, che riguarda un migliaio di lavoratori in Trentino. L'accordo siglato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Savt con Anef porta agli addetti del comparto un aumento medio mensile di 71 euro.

Abbiamo raggiunto un'intesa soddisfacente – ammette il segretario della Filt trentina, Stefano Montani –. Resta però la preoccupazione sul fronte dell'occupazione”. Pur ammettendo che la stagione invernale è andata ben, come ribadito in più occasioni dagli operatori turistici, Montani pone l'accento sul fatto che quest'anno la stagione sciistica è partita in ritardo per la scarsità di neve, con non pochi disagi anche per gli addetti. “Per la gran parte dei lavoratori del fune che hanno contratti stagionali – sottolinea il segretario – questo vuol dire meno ore di lavoro e dunque minore retribuzione, ma anche assegni di disoccupazione più bassi”

da qui la proposta di aprire un confronto sul fondo di solidarietà territoriale. “Sarebbe utile se questo nuovo strumento potesse integrare i trattamenti previsti dagli ammortizzatori sociali almeno per questi settori che maggiormente risentono della stagionalità”, sostiene Montani.

E guardando alla situazione del comparto fune Montani ricorda che quest'anno la stagione, per diverse società, è partita grazie all'apporto di risorse finanziarie messe in campo da Trentino sviluppo che ha acquisito qualche impianto di risalita in alcune società con grosse difficoltà finanziarie. “Senza questo investimento pubblico diversi impianti sarebbero rimasti fermi”. Anche questo, però, non è sufficiente a garantire la tenuta del comparto. “Quello del fune è un settore con profonde differenze, ci sono stazioni sciistiche buona salute e altre con bilanci in rosso. L'intervento di Trentino Sviluppo è stato dettato dalla necessità di sostene non solo gli impiantisti, ma tutto l'indotto, a cominciare dalle strutture ricettive”. Per questa ragione, secondo il segretario, sarebbe opportuno e necessario che tutte le aziende che traggono benefici dal turismo d'alta quota investissero nel capitale sociale delle società funiviarie. “Cosa che invece avviene solo in pochissimi casi”.

Infine il nodo dell'innevamento artificiale, senza il quale molti impianti sarebbero rimasti chiusi. “La maggioranza delle società oggi è dotata di cannoni di innevamento artificiale, ma non tutti hanno i bacini di accumulo, con la conseguenza che l'approvvigionamento idrico diventa difficoltoso e va pianificato con estrema cura con particolare attenzione ad un utilizzo sostenibile dell'innevamento”, conclude Montani.

Trento, 19 maggio 2016





 

 

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