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Emigrazione giovanile, Ianeselli: “Fenomeno che richiede attenzione”

Per il segretario “siamo ormai in un mercato del lavoro europeo, ma attenzione al rischio di impoverimento del nostro territorio”

 

La mobilità dei giovani verso l'estero non è affatto un fenomeno negativo, ma la crescita dei trentini under 40 che varcano i confini italiani in cerca di lavoro richiede massima attenzione”. Per il segretario generale della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli, l'aumento dei giovani che cercano un futuro migliore all'estero “è la dimostrazione che ci muoviamo ormai in un mercato del lavoro internazionale. Molti dei trentini che hanno competenze e talenti sono disposti a mettersi in gioco e a cercare opportunità professionali e di vita fuori dall'Italia. È la dimostrazione che anche in Trentino non sono tutti “giovani bamboccioni”. I ragazzi si interrogano, valutano cosa può offrire il territorio e se ciò non è soddisfacente per le loro aspettative di vita, hanno il coraggio di fare la valigia”.

Il risvolto della medaglia, però, è un territorio e una comunità che rischiano di impoverirsi perché incapaci di competere con realtà che offrono ai giovani opportunità migliori.

Se viviamo in un Paese in cui si allarga il gap tra le competenze in possesso dei giovani laureati e la capacità del mercato del lavoro di accogliere in maniera adeguata queste professionalità, come si legge oggi sul Sole 24 Ore – insiste Ianeselli - forse è il caso di interrogarsi se stiamo realmente investendo sul futuro del nostro Paese. E ciò vale anche per il Trentino. Non ci si può limitare a constatare che chi è bravo e sa le lingue va all'estero”. Questa la strade da intraprendere, secondo il segretario della Cgil trentina. “Servono investimenti per formare lavoratori qualificati, per sostenere imprenditori innovativi e per rendere il nostro territorio attrattivo per i nostri giovani e per attrarne anche da fuori. In tal senso auspico una nuova generazione di imprenditori in grado di valorizzare le professionalità delle giovani generazioni”. E' dunque centrale investire in università, ricerca e conoscenza. “Nel momento in cui si deve rivedere e ricalibrare la spesa pubblica – conclude Ianeselli - serve lungimiranza per destinare le risorse su fattori indispensabili alla nostra crescita. E' assodato che una comunità che investe sull'elevata qualità del proprio capitale umano investe sulla propria crescita. L'alternativa è il declino”.

 

 

 

 

 

 

Trento, 21 marzo 2016

 

 

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