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La repentina retromarcia dell'Inps

Dopo le denunce della Filt Cgil sui media locali, è stata riconosciuta l'indennità all'autista che aveva anticipato il rientro dalla malattia

La repentina retromarcia dell'InpsCome ricorderete, alcuni giorni fa [20 marzo 2006, NdA] avevamo denunciato alla pubblica opinione un grave arbitrio perpetrato ai danni d’un lavoratore impiegato in un’impresa trentina di autotrasporto merci. Questi, in estrema sintesi, aveva anticipato il rientro dalla malattia, la ditta lo aveva ripreso in servizio inviandogli, poi, una visita medica fiscale domiciliare mentre si trovava al lavoro. L’Inps lo privava dell’intera indennità di malattia perché, a suo dire, “non è stata ritenuta giustificabile l’assenza a visita di controllo (…). Questo comporta che le giornate di malattia non potranno essere indennizzate (…). L’azienda è invitata …, se l’indennità è stata già erogata, al recupero dell’importo relativo”. Il fatto aveva provocato un certo scalpore nella pubblica opinione (praticamente tutti i media locali ne avevano dato ampio risalto) e soprattutto fra i lavoratori e le lavoratrici proprio perché, come affermato nel precedente comunicato stampa, era praticamente assurdo punire un dipendente che aveva dimostrato tutta la buona fede verso l'azienda e l'ente pubblico (INPS), anticipando il suo rientro al lavoro dallo stato di malattia regolarmente certificato, potendosene invece comodamente infischiare continuando la sua malattia senza conseguenza alcuna. Per ricordare i particolari della storia Vi pubblichiamo - di seguito - ampi stralci del precedente comunicato sindacale dd. 20 marzo 2006: "Alcuni mesi fa, un conducente di autoarticolati d’una nota impresa trentina di trasporti, già in posizione di malattia per una patologia invalidante, decideva – sentito anche il parere medico – d'interrompere prima del normale decorso la sua assenza, regolarmente attestata da certificazione sanitaria e denunciata a norma di legge. Tale decisione veniva assunta a seguito della sua accelerata guarigione e così si presentava in servizio con due giorni di anticipo rispetto alla data prestabilita. L’impresa per cui egli lavora, accettava la sua prestazione e gli affidava un trasporto merci che il conducente svolgeva regolarmente. Nel contempo, all’insaputa del malcapitato operaio, la direzione della società richiedeva all’Azienda provinciale sanitaria un accertamento medico fiscale al domicilio del suo dipendente. A posteriori, interpellata dal sindacato, la dirigenza tentava di giustificare il fatto affermando che l’ufficio del personale era all’oscuro di tutto ciò, noto solo all’ufficio movimentazione veicoli. Una scusante senza capo né coda, visto che non si è in presenza di una pubblica amministrazione di macroscopiche dimensioni ma d’una impresa il cui comando è nelle mani del suo titolare ed i cui suoi uffici si trovano nello stesso edificio d’una piccola palazzina. Chiaramente il sanitario preposto al controllo, ignaro di quanto accaduto, si presentava alla residenza del guarito autista due giorni dopo il suo rientro al lavoro e, com’è ovvio, non lo trovava. Il medico fiscale convocava il lavoratore a visita ambulatoriale il giorno successivo ma questi, ovviamente, non si presenta perché era in viaggio e nulla sapeva dell’accertamento chiesto dalla ditta. Qualche giorno dopo, a mezzo lettera inviatagli dall’Azienda sanitaria, il conducente veniva a sapere della visita fiscale ed investiva del problema il sindacato a cui è iscritto perché inviasse una protesta agli organi preposti e denunciasse l'evento. La FILT/CGIL del Trentino inviava delle note di reclamo a tutti gli organi pubblici coinvolti (l’Azienda sanitaria e l’INPS) ed all’azienda da cui questi dipende. La stessa coniuge dell’autista perdeva ben due mattine per informare del fattaccio tutti gli uffici nominati, invocando l’innocenza e la buona fede del marito. Tutto sembrava rientrato, ma sabato 18 marzo 2006 l’INPS, cioè l’istituto previdenziale preposto al pagamento dell’indennità di malattia, scriveva all’autista ed alla ditta che egli non ne aveva diritto in quanto “non è stata ritenuta giustificabile l’assenza a visita di controllo (…). Questo comporta che le giornate di malattia non potranno essere indennizzate (…). L’azienda è invitata …, se l’indennità è stata già erogata, al recupero dell’importo relativo”. Il lavoratore rientrato in anticipo dalla malattia (che, per l’INPS, significa risparmiare soldi in termini di mancata erogazione dell’indennità di malattia ed introitarne altri per effetto della retribuzione dovuta alle prestazioni lavorative del dipendente) veniva pesantemente penalizzato per la sua correttezza". Ieri, lunedì 27 marzo 2006, colpo di scena! L'Inps fa repentinamente retromarcia ed invia una nuova lettera al lavoratore in cui si legge che "si fa seguito all'assenza a visita di controllo del 09/11/2005 per comunicare che la documentazione da Lei successivamente prodotta è stata ritenuta idonea a giustificare l'assenza stessa". In realtà, per quanto ci è dato di sapere, il lavoratore dalla prima lettera INPS (si ricorda, ricevuta il 18 marzo 2006) alla seconda (recapitatagli, come detto, il 27 marzo 2006) non ha inviato alcuna documentazione supplementare all'Istituto Previdenziale ma si è limitato a denunciare alla pubblica opinione - tramite il sindacato - il vergognoso fatto, preannunciando azioni legali che ancora non sono state attivate. Pertanto a quale "documentazione da Lei successivamente prodotta" fa riferimento l'Inps di Trento? Non era forse meglio ammettere l'assurdità del provvedimento e di tutta la storia, magari attivando anche procedimenti amministrativi contro l'impresa, causa di questa vicenda "infame"? Veramente è il caso di ribadire che non c'è mai limite al pudore... 28 marzo 2006

 

 

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