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Lavoro e rappresentanza in Trentino

 

Una comunità coesa, più del resto del Paese e su livelli europei, che riconosce ancora l'importanza dei sindacati per il buon funzionamento del mercato del lavoro e per una società più equa, ma che ha ridimensionato il proprio consenso verso le organizzazioni sindacali, e in generale per tutti i corpi intermedi. È un quadro molto articolato quello delineato dalla ricerca “Rappresentare il lavoro in Trentino. Il ruolo e la percezione dei sindacati nella popolazione e fra i delegati”. Lo studio, promosso da Cgil Cisl Uil del Trentino con LaReS (scuola per la formazione degli operatori delle relazioni industriali), è stato realizzato dal professor Paolo Barbieri e dal dottor Michele Lugo del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell'Università di Trento.

 

L'indagine parte dalla volontà delle tre confederazioni di leggere il cambiamento e di individuare nuove strade per il futuro. “Le trasformazioni in atto mettono continuamente in discussione il ruolo dei corpi intermedi, compreso il sindacato – ammettono i tre segretari Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. Rendersi conto del cambiamento e reagire con un atteggiamento propositivo, resiliente, è la sfida che il sindacato deve porsi e vincere nel prossimo futuro. I corpi intermedi possono svolgere un ruolo ancora fondamentale per coniugare partecipazione democratica, equità sociale e crescita economica”.

 

L'indagine si articola su un duplice fronte, da una parte uno studio sulla coesione sociale e sul ruolo delle associazioni di rappresentanza e delle organizzazioni sindacali tra i trentini condotta su un campione rappresentativo di 920 cittadini e cittadine; dall'altra la percezione del ruolo del sindacato tra i delegati delle tre confederazioni.

Un primo importante risultato che emerge dalla ricerca è che la popolazione trentina ha un'elevata coesione sociale, superiore alla media italiana e, in certi casi, anche alla media europea. La conseguenza è che una società più coesa si riconosce maggiormente in valori universalistici e altruistici. Lo studio evidenzia, anche, come il livello di coesione sociale sia influenzato in negativo da fattori come la vulnerabilità economica.

 

Ma i trentini come vedono il sindacato e che fiducia riconoscono a questa organizzazione? La ricerca descrive un sindacato in affanno da consenso (anche se i sindacati trentini raccolgono maggiore fiducia rispetto alla media nazionale). Una problematica che le organizzazioni dei lavoratori condividono con altre istituzioni politiche quali i partiti, il parlamento e il governo.

Nonostante ciò la comunità trentina – emerge chiaramente dall'analisi – non è ostile ai sindacati e ne riconosce il ruolo all’interno della società, considerandoli fondamentali per il funzionamento del mercato del lavoro e della società nel suo complesso. È significativo, inoltre, che condividano questa percezione anche quelle persone che oggi il sindacato non è in grado di rappresentare adeguatamente.

I trentini, però, vorrebbero un sindacato unito, ragionevole e saldamente ancorato al territorio.

Una visione che emerge anche dall'indagine condotta su 408 delegati di tutte le categorie di Cgil Cisl Uil del Trentino. La maggioranza dei delegati auspica una maggiore unità sindacale, e in molti sarebbero favorevoli ad un ripensamento organizzativo a livello provinciale. Forte è anche l'esigenza di un sindacato trentino più autonomo dal livello nazionale. Interessante, infine, è la posizione dei delegati sul ruolo che il sindacato debba avere nella salvaguardia della competitività aziendale: più della metà ritengono che questo debba costituire un obiettivo da perseguire anche nell'ambito della contrattazione. Il che dimostra il farsi strada di un nuovo modello di relazioni industriali anche tra i delegati trentini.

 

Il rapporto si completa con un approfondimento condotto dal professor Mimmo Carrieri dell'Università la Sapienza di Roma che ha coinvolto un gruppo di delegati di Cgil Cisl Uil del Trentino. L'analisi sottolinea una miglior tenuta del sindacato trentino e ne individua le ragioni nel metodo della concertazione “istituzionalizzata”. Il sindacato trentino, con questo metodo, infatti, ha contribuito a disegnare un modello di welfare attento ai nuovi rischi sociali e in grado di accompagnare positivamente le persone nelle loro “carriere di vita”. Con la concertazione le tre confederazioni hanno contribuito attivamente alla definizione e all'aggiornamento delle politiche sociali e del lavoro, estendendo le tutele e creando un sistema di welfare territoriale migliore e più ampio.

 

La strada da seguire è la sperimentazione di nuove forme di tutela e di rappresentanza - concludono i tre segretari -. E' un tema che va oltre la nostra dimensione territoriale, ma che deve vederci comunque impegnati anche nel nostro contesto, dentro il dibattito sulle prospettive dell'Autonomia. Siamo consapevoli che non sarà un percorso breve né dai risultati immediati, ma va percorso con determinazione”.

 

 

Trento, 26 febbraio 2016

 

 

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