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Fuori tutti, sabato nuovo sciopero del commercio

Seconda giornata di protesta per i lavoratori che attendono il rinnovo del contratto da due anni. Manifestazione nazionale a Milano. Appello ai consumatori per lo sciopero della spesa

Sabato, 19 dicembre, i dipendenti della cooperazione di consumo, di aziende associate a Federdistribuzione e Confesercenti incrociano nuovamente le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto, scaduto ormai da due anni.

Le ragioni della protesta saranno portate anche in piazza con la manifestazione nazionale unitaria del commercio a Milano. Alla manifestazione parteciperanno anche i lavoratori e le lavoratrici del Trentino.

 

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs del Trentino fanno appello anche a tutti i consumatori a condividere le ragioni dello sciopero, evitando di fare la spesa nella giornata di sabato nei punti vendita delle catene che non hanno rinnovato il contratto, cioè per la nostra provincia il gruppo Aspiag (Despar e Interspar), Pam-Oviesse, Superstore e Famiglie cooperative a marchio coop.

 

E' la seconda giornata di sciopero generale proclamata unitariamente da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. I lavoratori si sono già fermati il 7 novembre scorso. Nonostante l'ampia partecipazione allo sciopero, però, la trattativa non ha fatto nessun passo avanti per l'indisponibilità di Distribuzione cooperativa, Federdistribuzione e Confesercenti a riaprire il confronto sul rinnovo del contratto collettivo.

"Nonostante la massiccia protesta dei lavoratori - spiegano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs del Trentino – non c'è stato nessun cambio di passo che possa dare adito alla riapertura dei negoziati". Le trattative si sono interrotte ormai da diversi mesi "a causa delle richieste inaccettabili e delle rigide posizioni delle controparti che non hanno minimamente preso in considerazioni le proposte delle organizzazioni sindacali". Distribuzione cooperativa, Federdistribuzione e Confesercenti pretendono di imporre delle condizioni al ribasso sul piano salariale, rispetto all'articolazione oraria e alla flessibilità.

In particolare le aziende rifiutano di concedere l'aumento previsto dal recente rinnovo del contratto nazionale Confcommercio, chiedono di riportare l'orario di lavoro sulle 40 ore settimanali al posto delle 38 attuali e vorrebbero introdurre altre misure su retribuzione degli straordinari, livelli di inquadramento, flessibilità anche sui part time, retribuzione della malattia, tutte nella direzione di diminuire il salario dei lavoratori.

Ad aggravare la situazione, in particolare nella grande distribuzione, le continue disdette della contrattazione integrativa aziendale che determinano un forte peggioramento di diritti ed ulteriore perdita salariale e le procedure di licenziamento collettivo, i contratti di solidarietà, il ricorso alla cassa integrazione, ormai all’ordine del giorno, che deteriorano, sempre di più, le condizioni di lavoro in punti vendita aperti 365 giorni all’anno, talvolta 24 ore al giorno.

Anche in Trentino la situazione presenta moltissime criticità, anche sul piano delle relazioni sindacali con le associazioni datoriali. “In alcuni casi non riusciamo neppure ad aprire il confronto – spiegano i tre segretari di categoria Roland Caramelle (Filcams), Lamberto Avanzo (Fisascat) e Walter Largher (Uiltucs) – come nel caso delle maggiorazioni salariali per le domeniche lavorative e le festività di dicembre. E' da novembre che attendiamo una risposta alla nostra richiesta di incontro con Confcommercio e Confesercenti. Intanto solo il silenzio, e siamo ormai oltre metà dicembre”.

L’astensione del lavoro di sabato è proclamata per il turno completo di lavoro giornaliero. Per le unità produttive che nella giornata di sabato non svolgono attività, l’astensione è prevista per domani, venerdì 18 dicembre.

 

 

 

 

 

 

 

Trento, 17 dicembre 2015

 

 

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