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Assistenza domiciliare, subito la verifica sulle nuove tariffe

Sindacati dei pensionati preoccupati. “L'introduzione sperimentale dell'Icef ha prodotto in diversi casi un aumento delle tariffe e ora in tanti rinunciano al servizio”

La verifica sull'applicazione dell'Icef ai servizi socio-assistenziali va anticipata il prima possibile. Il nuovo sistema di tariffazione introdotto a luglio per pasti a domicilio, assistenza domiciliare e telesoccorso sta portando ad un aumento delle tariffe e a conseguenti rinunce al servizio”. Sono preoccupati i sindacati dei pensionati di Cgil Cisl e Uil del Trentino, Spi, Fnp e Uil pensionati, per quanto sta accadendo nei territori da quando, a luglio, è stato introdotto in via sperimentale l'indicatore Icef per calcolare il livello di compartecipazione economica. In molti si sono visti raddoppiare la tariffa e tanti, denunciano i tre sindacati, hanno scelto di rinunciare al servizio erogato dalle Comunità di Valle in modo diretto o attraverso privati convenzionati, preferendo organizzarsi in autonomia. “La questione è che così come è stato impostato l'Icef il servizio non è più concorrenziale con l'offerta dei privati – spiegano i tre segretari Enzo Gasperini, Giovanni Agostini e Claudio Lucchini –. E tra chi ha la tariffa massima sono diversi i casi di anziani che non riescono più a permettersi il servizio. E' inammissibile, soprattutto per una giunta che ha assicurato di voler puntare sui servizi a domicilio per i non autosufficienti. Giustamente, peraltro, vista la crescente richiesta di questi bisogni”.

Da qui la richiesta urgente, insieme alle tre confederazioni Cgil Cisl e Uil, di un incontro con l'assessore alla Salute Luca Zeni per fare il punto sulla situazione e introdurre subito i correttivi necessari.

Spi, Fnp e Uil pensionati metteranno sul tavolo la richiesta di una riconsiderazione della tariffa massima, oggi pari a 18 euro l'ora, una revisione dei parametri usati per calcolare l'indicatore Icef che tenga conto di alcune spese come quelle delle badanti (oggi è previsto il tetto forfettario di 6mila euro l'anno) e l'avvio di un confronto per rivedere l'erogazione del servizio per chi paga la tariffa piena. “Siamo convinti che un livello minimo di assistenza domiciliare vada garantito a tutti i non autosufficienti, a prescindere dal reddito – insistono i tre segretari -, permettendo così una presenza significativa del pubblico, che è garanzia di qualità e professionalità”.

La richiesta all'assessore è già partita. Spi, Fnp e Uil pensionati auspicano di avviare un confronto serio e costruttivo, ma sono anche disposti a mettere in campo ogni possibile azione di pressione e mobilitazione, se necessario, per salvaguardare l'accesso al servizio. “L'assistenza domiciliare è un servizio importante, di cui si avrà un bisogno crescente anche in futuro – insistono Gasperini, Agostini e Lucchini – vogliamo avere voce in capitolo sulla definizione dei criteri per l'accesso”.

Altro fronte di preoccupazione per i pensionati è il progetto di riorganizzazione e accorpamento delle aziende per i servizi alla persona. “Non siamo contrari alla riorganizzazione – ammettono – soprattutto se questa può produrre delle economie da reinvestire per alleggerire i costi a carico degli utenti delle case di riposo e a qualificare meglio il servizio. Rivendichiamo però un coinvolgimento diretto per poter condividere il progetto e chiediamo venga aperta successivamente una fase di confronto nei territori interessati fra tutti i soggetti erogatori/fruitori del servizio. Diventa quindi indispensabile che le decisioni non vengano prese solo sull'esigenza immediata di far cassa, ma abbiano alla base un progetto efficace di razionalizzazione che possa tenere anche nel medio periodo visto il progressivo invecchiamento della popolazione. La riorganizzazione deve diventare l'occasione per migliorare il servizio sui territori, creando anche delle integrazioni dell'offerta sanitaria e sociale per gli anziani”.

 

 

Trento, 13 novembre 2015

 

 

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