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Sanifonds, non si affossi il progetto della sanità integrativa territoriale

Dura presa di posizione di Cgil Cisl Uil del Trentino. "Le istituzioni ritrovino coerenza sul progetto o abbiano il coraggio di scelte più radicali"

Sanifonds, non si affossi il progetto della sanità integrativa territoriale

Quando nella scorsa legislatura abbiamo cominciato a lavorare insieme alla Provincia all'idea di realizzare un fondo sanitario integrativo territoriale per rafforzare il sistema di welfare provinciale per lavoratori e cittadini, mai avremmo immaginato che il progetto potesse rischiare di essere affossato a pochi metri dal via, dall'irresponsabilità di chi antepone all'interesse collettivo ripicche personali e bracci di ferro tra diverse anime di partito.

Quanto apparso in questi giorni sulla stampa, i fiumi di dichiarazioni e smentite, l'accavallarsi di accuse nei confronti del sindacato che vorrebbe mettere in ginocchio la sanità provinciale a vantaggio di pochi, non solo creano profonda amarezza e scoramento, ma generano confusione tra i lavoratori e nella comunità.Crediamo nella valenza di questo fondo, che non crea figli e figliastri tra i lavoratori, né tra i cittadini trentini.

Sanifonds è un fondo privato di natura contrattuale, finanziato da lavoratori e imprese, con risorse contrattuali, quindi soldi dei lavoratori, per integrare le prestazioni sanitarie anche attraverso il rimborso di una parte delle spese sostenute dai suoi associati. Niente altro, dunque che una mutua che dà ai lavoratori uno strumento in più per fronteggiare gli eventi e i costi legati alla salute con particolare attenzione alle spese odontoiatriche, alle spese per la non-autosufficienza, alcune visite specialistiche e un parziale rimborso dei ticket sanitari. Su questo punto alcune “anime pure” puntano il dito contro il sindacato, reo di incentivare il ricorso ad esami e visite specialistiche anche tra chi non ne ha l'effettivo bisogno. Solo per usufruire del “rimborso” garantito da Sanifonds. 

Semmai la questione vera su cui interrogarsi è un'altra. Può un fondo come Sanifonds essere gestito senza la Regione, cioè di fatto senza la collaborazione di Pensplan? Per noi no. Vogliamo e continueremo a impegnarci per un pieno coinvolgimento di Pensplan, che per noi rappresenta una solida esperienza di collaborazione già sperimentata con Laborfonds, e crediamo possa darci una garanzia di gestione efficiente e trasparente delle risorse del fondo e dunque dei rimborsi.

Veniamo accusati di voler privilegiare i dipendenti pubblici. È scorretto. Solo inizialmente il fondo sarà destinato ai soli dipendenti pubblici Pat, ma è già previsto che parteciperanno quanto prima i dipendenti del comparto privato. È opportuno ricordare, però, che molte categorie del privato aderiscono già a fondi sanitari nazionali. I dipendenti del pubblico, in questo momento, non hanno fondi nazionali e quindi sono tra le poche categorie a non avere una mutua.

La valenza di Sanifonds è che il fondo non viene concepito come uno strumento di concorrenza alla sanità pubblica provinciale, ma come ulteriore opportunità per estendere la copertura del sistema di welfare locale. Dietro questo strumento c'è una visione innovativa di welfare territoriale che soddisfa con strumenti diversi i bisogni di più fasce sociali. I redditi più deboli della nostra comunità sono, oggi, tutelati con l'intervento diretto del pubblico, come è giusto che sia, ma è altrettanto giusto e opportuno che il ceto medio, composto anche da lavoratori dipendenti, possa contare su un intervento integrativo riguardo alcune spese. Nel progetto delineato e condiviso fino a questo momento, il pubblico dovrebbe intervenire – è il nostro auspicio - sostenendo le spese amministrative di Sanifonds e aiutando il lavoratore iscritto nei momenti di discontinuità occupazionale, con un intervento sociale già sperimentato con la previdenza complementare.

Non vediamo niente di scandaloso in tutto ciò. Il progetto del fondo sanitario integrativo territoriale non se lo sono inventati i sindacati per compiacere alcune categorie di iscritti. È uno dei punti contenuti nel programma di legislatura del presidente Ugo Rossi e della maggioranza di centrosinistra, dunque, che lo sostiene. L'avvio, lo ribadiamo, risale ad un accordo tra Provincia e parti sociali siglato nella passata legislatura. Cgil Cisl e Uil hanno appoggiato e sostenuto questo progetto: crediamo nella necessità di estendere e innovare il welfare territoriale, pur consapevoli dei rischi a cui i fondi sanitari sono esposti.

Per questa ragione in accordo con l'Azienda sanitaria e la Provincia abbiamo costruito un nomenclatore innovativo che interviene su quelle prestazioni che non possono essere garantite dal pubblico: poco ticket, visite specialistiche in quei settori dove è più difficile l'accesso attraverso il pubblico per lunghe liste attese o per specialità in cui il cittadino più volentieri ricorre al proprio medico di fiducia. Ampio spazio a spese odontoiatriche e non-autosufficienza. Nessuna intenzione dunque di disincentivare il pubblico: il fondo non copre tutto. Non è nelle sue finalità.

Chi ci accusa più o meno velatamente di scorrettezza o opportunismo farebbe meglio a guardare in casa propria. Sanifonds è nato sulla base di due accordi, nel 2008 e nel 2014 tra parti sociali e provincia. Rispettiamo Quegli accordi e siamo coerenti con quei contenuti. Per questa ragione continueremo a sostenere la validità di Sanifonds e auspichiamo che il fondo sia operativo il prima possibile. È inammissibile che degli accordi condivisi e siglati si faccia carta straccia. Se così fosse si metterebbe in discussione un modello di compartecipazione delle parti sociali alle scelte pubbliche, sperimentato con successo in Trentino negli ultimi trent'anni. A tal proposito non possono non preoccupare alcuni segnali giunti dalla Regione nelle ultime settimane.

Ed in particolare la delibera che ha rivisto il regolamento di attuazione delle legge regionale sulla previdenza integrativa e sanitaria. Il testo proposto alla giunta e approvato non contiene nessuno dei passaggi condivisi e approvati dal comitato di sviluppo della previdenza complementare regionale previsto per legge. Questo sì è un caso di scorrettezza istituzionale, al pari dell'annunciato e poi smentito ritiro della Regione a sostegno di Sanifonds, come se le intese siglate e approvate valessero meno di nulla. È una situazione surreale a cui chiediamo si ponga fine subito. Non possiamo tollerare che un progetto di tale valenza, concordato e condiviso con le istituzioni, possa essere stoppato da chi quella stessa istituzione rappresenta. Non fa onore alla nostra terra e alla sua capacità di autogoverno. O si ritrovi la coerenza persa o si facciano scelte più radicali.

I segretari generali di Cgil Cisl e Uil del Trentino, Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti

16 ottobre 2015 

 

 

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