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PORFIDO BENE COMUNE, CAMBIARE E' NECESSARIO

La proposta di Fillea del Trentino per superare le criticità e garantire un futuro al comparto

Concessioni ancora attive e/o sospese senza lavoratori occupati, occupazione ridotta di due terzi, moria di imprese e proliferare di fittizie partite iva; mancato rispetto dei contratti nazionali e provinciali; fatturato dimezzato; eccessiva parcellizzazione dei lotti cava; incapacità degli operatori economici di aggregarsi e fare rete. Sono questi alcuni dei gravi mali di cui soffre il porfido trentino, un settore in crisi ormai da decenni. Per arginare questa deriva, che ha danneggiato i lavoratori, eroso la competitività del comparto, messo in difficoltà le aziende “sane” e, in ultimo, danneggiato la collettività, l'unica strada da percorrere è quella di una riforma normativa vincolante che tuteli il porfido come bene comune e il lavoro come valore. È questa la richiesta forte della Fillea Cgil del Trentino, emersa durante il convegno sul porfido organizzato da Fillea del Trentino.

Nella sua relazione il segretario provinciale della categoria Maurizio Zabbeni, individua tre ambiti in cui servono regole cogenti in grado di sgombrare il campo da abusi e conflitti di interesse: la gestione dei lotti estrattivi, la gestione commerciale dei lavorati  e i controlli.


Albiano, 22 settembre 2015 

 

 

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