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Banca di Trento e Bolzano "antisindacale"

Accolto il ricorso Fisac Cgil sulla valutazione delle prestazioni

Banca di Trento e Bolzano La sentenza del giudice Flaim, che accoglie in toto il ricorso della Fisac Cgil del Trentino contro la Banca di Trento e Bolzano – Gruppo Intesa, condannandola per comportamento antisindacale, richiede ora l’esplicitazione di alcune considerazioni. Vorremmo soffermarci sulle relazioni sindacali che il management ha posto in essere da quando Btb è entrata nella "galassia" Intesa. Nel 2002 Btb stoppava la piattaforma sindacale per il rinnovo del nostro Contratto Integrativo Aziendale, annunciando poco dopo sulla base del Piano d’Impresa di Gruppo 2003/2005 esuberi del personale ed attivando perciò la legge 223 nonché il Fondo di solidarietà. In questi tre anni di Piano d’Impresa esteso a tutte le banche federate l’assillo del contenimento del costo del lavoro ha comportato, fra l’altro, la mancata erogazione di formazione al personale facendo registrare consistenti crediti formativi inevasi pluriennali. Lo stile negoziale tendenzialmente “impositivo” dei dirigenti della capogruppo ci ha visto più volte richiamare l’azienda su principi, stile e metodo delle relazioni sindacali. Abbiamo opposto un netto rifiuto ad accettare accordi “preconfezionati”, di diretta imposizione del gruppo, che non tenevano conto delle specificità della nostra azienda. Parimenti abbiamo rifiutato accordi sradicati dalla naturale collocazione all’interno del rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale o addirittura sostitutivi del CIA, come prospettato dal signor Strano che, per conto della capogruppo, gestisce le relazioni sindacali. In tutti i passaggi è apparsa poco credibile la dichiarata autonomia gestionale di questa banca. Il 20 luglio 2004 il direttore Aldo Dante erogava unilateralmente, non avendo ottenuto la condivisione delle organizzazioni sindacali, il Premio di Produttività, evento inedito in Banca di Trento e Bolzano, costringendoci a ricorrere al tentativo di Conciliazione in sede Abi a Milano a seguito dell’arrogante tentativo di espropriarci del nostro ruolo negoziale garantito dal contratto nazionale di lavoro. Ed eccoci alla “goccia” che ha fatto traboccare il vaso: la circolare 024/2006 del 20/1/2006 sulla valutazione delle prestazioni che, disattendendo l’art. 67 del nostro contratto nazionale, estrometteva le organizzazioni sindacali dall’analisi degli indirizzi, principi, criteri e metodi da adottare per lo sviluppo professionale e la valutazione dello stesso, impedendo così una procedura di confronto allo scopo di ricercare soluzioni condivise. E’ la prima volta che viene stabilita di fatto una relazione tra taglio dei costi del personale e sistema di valutazione con l’espressa indicazione di escludere, a priori, il 25% del personale dalla corresponsione. Così operando, il passo successivo, ritarando la scaletta, potrebbediventare l’esclusione di riconoscimenti economici di natura variabile se non addirittura del premio di produttività. Questa sentenza veicola a nostro avviso un richiamo forte per l’azienda al rispetto delle regole, che peraltro sono state sottoscritte liberamente dalle parti. Le procedure di confronto con i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori non vanno eclissate né considerate passaggi prettamente formali, privi di sostanza o vissuti con fastidio. Abbiamo sempre perseguito e privilegiato in tutte le sedi ed in tutte le circostanze la scelta del dialogo e del confronto, nel rispetto dei ruoli assegnati ad ogni parte, ma esigiamo rispetto e non siamo disponibili a servilismi o atteggiamenti da imbonitori a danno delle colleghe e dei colleghi che rappresentiamo. Mentre riconfermiamo questa nostra impostazione al dialogo, speriamo che il messaggio venga recepito, che si mettano da parte atteggiamenti prevaricatori e si ristabilisca un clima costruttivo nelle relazioni sindacali. Oltre all’oggetto della vertenza, nei prossimi mesi dovremo affrontare altri argomenti importanti, tra cui la definizione del Contratto Integrativo Aziendale. Verificheremo nei fatti se questo segnale che abbiamo voluto dare si tradurrà in un nuovo clima positivo, come ci auguriamo, nell’interesse sia delle colleghe e dei colleghi che dell’azienda. 16 marzo 2006

 

 

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