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27 gennaio. Il giorno della Memoria

In occasione dell'anniversario della liberazione dei deportati nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, la parola pass ai testimoni dell'Olocausto e della tragedia della seconda guerra mondiale

27 gennaio. Il giorno della Memoria

da Elie Wiesel “La notte” (Giuntina editore)

Il 10 aprile eravamo ancora circa ventimila nel campo, fra cui qualche centinaio di ragazzi. Decisero di evacuarci tutti in una sola volta, fino a sera; poi avrebbero fatto saltare il campo. Eravamo quindi ammassati nell’immenso piazzale dell’appello, in file di cinque, aspettando di veder aprirsi il portone, quando all’improvviso le sirene si misero a urlare. Allarme. Ritornammo nei blocchi. Era troppo tardi per farci evacuare quella sera, e l’evacuazione fu rinviata al giorno dopo. La fame ci attanagliava: non avevamo mangiato nulla da ben sei giorni, tranne un po’ d’erba e qualche buccia di patata trovata vicino alle cucine.

Alle dieci del mattino le S.S. si sparpagliarono per il campo e si misero a spingere le ultime vittime verso il piazzale dell’appello. Il movimento di resistenza decise allora di entrare in azione. Uomini armati sorsero all’improvviso un po’ dappertutto . Raffiche, scoppi di bombe a mano. Noi ragazzi restammo sdraiati per terra nel blocco. La battaglia non durò a lungo. Verso mezzogiorno tutto era ritornato calmo; le S.S. erano fuggite e i resistenti avevano preso la direzione del campo. Verso le sei del pomeriggio il primo carro armato americano si presentò alle porte di Buchenwald.

Il nostro primo gesto di uomini liberi fu quello di gettarci sulle vettovaglie. Non pensavamo che a quello, né alla vendetta, né ai parenti: solo al pane.E anche quando non avemmo più fame non ci fu nessuno che pensò alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar a raccogliere patate e vestiti, e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna traccia.

Tre giorni dopo la liberazione di Buchenwald io caddi gravemente ammalato: un’intossicazione. Fui trasferito all’ospedale e passai due settimane fra la vita e la morte.Un giorno riuscii ad alzarmi, dopo aver raccolto tutte le mie forze. Volevo vedermi nello specchio che era appeso al muro di fronte: non mi ero più visto dal ghetto. Dal fondo dello specchio un cadavere mi contemplava: il suo sguardo nei miei occhi non mi lascia più.

27 gennaio 2014 

 

 

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