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Bilancio 2015. Investimenti e welfare per la crescita

Le linee guida della manovra finanziaria provinciale per il 2015 con risorse in calo. Burli, Pomini e Alotti: "Pronti a discutere ma serve una riduzione di sprechi e diseconomie prima di gravare sui cittadini"

Bilancio 2015. Investimenti e welfare per la crescita



È un bilancio in contrazione quello presentato oggi alle parti sociali dal presidente della giunta provinciale Ugo Rossi e dal suo vice Alessandro Olivi. In termini assoluti rispetto al 2014 mancheranno all'appello 120 milioni di euro con un bilancio di previsione per il 2015 che dovrebbe pareggiare a quota 4.397 milioni di euro.



«I tagli alla finanza pubblica locale da parte dei diversi Governi statali di questi anni si fanno sentire - avvertono preoccupati Paolo Burli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti, segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino -. Si tratta di una riduzione significativa del bilancio provinciale che non terminerà nel 2015, ma proseguirà almeno fino al 2018 quando, tra l'altro, termineranno le iniezioni di risorse derivanti dalle quote variabili negoziate nel patto di Milano. Ora più che mai bisogna orientare il Trentino alla crescita economica per reggere l'urto della crisi e della riduzione delle risorse pubbliche».

Per questo i sindacati hanno già avanzato una serie di proposte per favorire la ripresa economica senza venir meno alla necessità di consolidare l'equilibrio del bilancio pubblico.«A partire dal sistema di welfare - spiegano i segretari di Cgil Cisl Uil -, bisogna orientare le politiche pubbliche allo sviluppo: servono quindi politiche attive del lavoro per riqualificare i disoccupati e servizi per l'impiego che sostengano l'attivazione di chi percepisce i sussidi pubblici, aumentando le condizionalità e garantendo che istituti come il reddito di garanzia e il Progettone servano come incentivo al rientro nel mercato del lavoro».

La manovra illustrata da Rossi e Olivi prevede anche forti sgravi Irap che si affiancano a quelli previsti dal Governo Renzi, mentre sono allo studio nuovi meccanismi legati al credito di imposta e dovrebbe essere varata un'imposta municipale sugli immobili diversa da quella nazionale. Su tutta la materia serve attivare forme di valutazione degli effetti economici anche a medio termine e verificare l'impatto sugli investimenti pubblici e sulla spesa indispensabile a sostenere i servizi sanitari.«Sul fronte Irap - spiegano Burli, Pomini e Alotti - gli sgravi, per lo più selettivi, possono fungere da volano di attrattività e competitività. Ma per noi, prima di dare un vero via libera, va verificata la disponibilità delle imprese a sostenere gli strumenti della bilateralità territoriale, in particolare Sanifonds per l'integrazione dei servizi sanitari a vantaggio dei lavoratori e il fondo di solidarietà per la gestione delle sospensioni nelle piccole aziende in crisi. Se le imprese daranno un concreto avvallo a questi due meccanismi, la riduzione Irap non sarà solo a beneficio delle imprese, ma almeno in quota parte anche per i lavoratori».

Sulla nuova imposta sugli immobili, poi, i tre sindacati chiedono una verifica sulla sua reale progressività, affinché non vengano avvantaggiati i proprietari di grandi patrimoni e quindi di grandi rendite.  «Crediamo però - continuano i segretari di Cgil Cisl e Uil - che la riduzione delle tasse non debba penalizzare gli investimenti pubblici. In questo senso le risorse disponibili nei settori come ricerca ed innovazione non debbano subire tagli lineari e si debba concentrare la spesa in conto capitale su ambiti e progetti a più alto "tasso di crescita", in particolare la banda larga, le reti energetiche, la green economy».

Infine, la Giunta ha confermato la volontà di intervenire anche sul fronte sanitario ampliando i ticket sulle prestazioni, sui farmaci e anche sulle rette delle case di riposo. «Crediamo che prima di aprire una discussione su questo tema - concludono Burli, Pomini ed Alotti - si debba garantire una riduzione degli sprechi e delle sovrapposizioni inutili nel sistema sanitario provinciale. Poi è indispensabile un confronto serio per verificare quando ed in che modo si possano introdurre meccanismi di compartecipazione alla spesa che partano anche dalla individuazione della reale condizione economica grazie all'Icef».

29 ottobre 2014

 

 

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