NEWS

Tesi sul lavoro. Cgil Cisl Uil premiano quattro neolaureate

Sono di Anna Buffa, Laura Cailotto, Giulia Merlo e Giada Vegnaduzzo le migliori tesi sul mondo del lavoro. Dopo la cerimonia il seminario sul Jobs Act e la proposta di salario minimo legale

Tesi sul lavoro. Cgil Cisl Uil premiano quattro neolaureate

Il lavoro visto dalle donne. Parla al femminile quest’anno il Premio di laurea Cgil, Cisl e Uil del Trentino in collaborazione con l’Università di Trento per le migliori tesi sul mondo del lavoro. Infatti i riconoscimenti della dodicesima edizione sono stati assegnati a quattro giovani donne che si sono laureate all’Ateneo trentino con tesi incentrate sui temi del lavoro, tra problemi di attualità e nuove sfide.

Le vincitrici sono: Anna Buffa (laurea magistrale in Management) con la tesi “Il telelavoro nelle Amministrazioni Pubbliche: il progetto TelePAT”, relatore Andrea Francesconi; Laura Cailotto (laurea specialistica in Lavoro, organizzazione e sistemi informativi) con la tesi “Un lavoro d'altri tempi. Le pratiche lavorative in un'organizzazione sindacale”, relatore Enrico Attila Bruni; Giulia Merlo (laurea magistrale in Giurisprudenza) con la tesi “La direttiva sul distacco dei lavoratori, la sua interpretazione e la sua evoluzione: quali rimedi per contrastare il Dumping Sociale? Alla ricerca di un difficile equilibrio fra concorrenzialità del mercato e tutela del lavoratore”, relatore Matteo Borzaga; Giada Vegnaduzzo (laurea magistrale in Sociologia e Ricerca Sociale)Gender inequalities in the labour market. A comparative analysis of Finland, Germany and Italy”, relatore Antonio Schizzerotto.

La cerimonia si è tenuta martedì 6 maggio, nella sala conferenze “Alberto Silvestri” del Dipartimento di Economia e Management. A consegnare i premi sono stati Giorgio Bolego, in rappresentanza dell’Università di Trento, Franco Ianeselli (segreteria CGIL del Trentino), Lorenzo Pomini (segretario generale CISL Trentino) e Silvia Bertola (segretaria UIL Trentino). La premiazione è stata presieduta da Silvia Bertola.

La mattinatta è proseguita, quindi, con la tavola rotonda dal titolo “Il salario minimo legale in Italia? Aspetti giuridici ed economici della proposta contenuta nel Jobs Act del governo Renzi”. Tra le novità che il governo Renzi ha proposto nel recente disegno di legge delega sul lavoro c'è infatti anche l'introduzione di un salario minimo legale. L'Italia infatti è uno dei pochi paesi, nell'Europa a 27, a non prevedere una soglia minima di compenso per ogni ora di lavoro prestata.

Cgil Cisl Uil del Trentino, insieme all'Università di Trento, hanno dedicato a questo tema un seminario in occasione della premiazione delle migliori tesi di laurea sul mondo del lavoro. Dopo il saluto del direttore del dipartimento di Economia, Geremia Gios e una breve introduzione di Franco Ianeselli, sindacalista della Cgil del Trentino, il professore Giorgio Bolego, docente di diritto del lavoro all'Università di Trento, ha inquadrato la questione dal punto di vista giuridico, ricordando che ben 21 stati europei, a partire da Francia ed Inghilterra, lo prevedono. Di recente anche il governo tedesco ha deciso di fissare un salario minimo legale a 8,5 euro l'ora.

«Ciò non significa – ha precisato Bolego - che nel nostro Paese non esista un riferimento per stabilire la retribuzione minima: a fissarla sono i contratti collettivi nazionali di lavoro, come è stato sancito dalla giurisprudenza». In verità una prima versione della Costituzione repubblicana, prevedeva che fosse la legge a fissare una retribuzione minima, proprio come è la legge a stabilire l'orario di lavoro massimo. «Quell'ipotesi – ha ricordato il docente di Giurisprudenza – fu osteggiata da Giuseppe Di Vittorio, leader del sindacato unitario che temeva di veder sottratto alla contrattazione uno degli aspetti più importanti per il sindacato, ossia la negoziazione del salario».

L'interpretazione della Costituzione e la legislazione italiana, in particolare lo Statuto dei lavoratori del 1970, hanno valorizzato la contrattazione nazionale anche quale strumento per stabilire la paga minima da applicare a chiunque lavori. «Un salario orario minimo fissato per legge – ha avvertito però Bolego – non è però illegittimo per il diritto italiano. La decisione sta quindi solo nelle mani del legislatore».

Detto quindi che, dal punto di vista giuridico, nulla ne impedisce l'istituzione, Paola Villa, docente presso la facoltà di Economia di Trento, ha provato a ragionare sugli effetti di un salario minimo di legge. «Il vantaggio più immediato – ha spiegato la docente – sarebbe quello di superare la necessità dell'intervento di un giudice per stabilire quale sia la retribuzione equa. Poi la copertura sarebbe garantita a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, compresi quelli privi di un contratto e quelli più poveri». Il salario legale sarebbe infatti una soglia sotto la quale la contrattazione tra sindacati e imprese non potrebbe scendere.

«Il livello andrebbe fissato con oculatezza – ha avvertito Villa – in quanto, se  fosse troppo alto, rischia di provocare nuova disoccupazione. Ma è proprio l'Unione Europea a spingere perché i Paesi più ricchi aumentino il salario minimo per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie, i consumi e quindi la ripresa economica».

Resta il rischio che il salario minimo depotenzi la contrattazione e quindi riduca la capacità del sindacato di negoziare migliori condizioni retributive rispetto a quelle stabilite dalla legge. Lo ha ricordato Lorenzo Pomini, segretario generale della Cisl Trentino, che ha concluso il seminario sottolineando la necessità che il governo Renzi apra un confronto vero con le parti sociali su questo tema e su tutti gli altri aspetti del Jobs Act.

(in collaborazione con l'ufficio stampa dell'Università di Trento)

6 maggio 2014

 

 

TORNA SU