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Progettone. «Tagliare i vitalizi per finanziare i lavori socialmente utili in Trentino»

Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil lanciano l'allarme: sono circa 2.500 le lavoratrici ed i lavoratori in graduatoria per un posto nelle fila del Progettone e dell'Intervento 19.

I vitalizi degli ex consiglieri vanno tagliati e le risorse risparmiate vadano a finanziare un allargamento del Progettone e dell'Intervento 19, i due strumenti per rioccupare nel circuito dei lavori socialmente utili gli over 50 che hanno perso l'impiego e tutti coloro che sono stati segnalati dai servizi sociali. È la proposta che lanciano i sindacati di categoria che tutelano e contrattano per gli lsu in Trentino.

«Ad oggi - spiegano i segretari generali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil del Trentino, Manuela Faggioni, Fulvio Bastiani e Andrea Meneghelli - gli occupati nel settore lavori socialmente utili in provincia sono circa 2.300, suddivisi tra Progettone e Intervento 19. Ma gli iscritti in graduatoria per i quali non c'è un'opportunità lavorativa, oggi sono molti di più, circa 2.500. Per garantire un'occupazione anche a questi lavoratori, tutti espulsi dal mercato del lavoro in età avanzata o segnalati dai servizi sociali, servono nuove risorse che non è facile reperire in un bilancio provinciale sempre più magro anche a causa delle manovre statali di austerità».

È questo il motivo per cui i sindacalisti si rivolgono alla politica locale affinché intervenga a ridurre significativamente gli assegni e le superliquidazioni previste per gli ex consiglieri e destinare le risorse così recuperate proprio a sostenere uno strumento importante per i lavoratori senior qual è il Progettone.

«Crediamo che l'esperienza dei lavori socialmente utili in Trentino - avvertono i tre segretari - vada valorizzata non solo perché ha garantito la reimmissione nel mercato del lavoro di migliaia di persone negli anni, ma anche perché ha favorito l'estensione di servizi importanti per l'economia trentina, vocata al turismo e all'accoglienza. Parliamo per esempio dell'apertura del sistema museale trentino e della qualificazione la dotazione infrastrutturale a livello locale, in particolare della rete ciclabile. Non si è trattato quindi di parcheggiare qualche migliaia di lavoratori, bensì di garantire loro un'occasione occupazionale dignitosa».

«Buttare all'aria o solo restringere quest'esperienza, proprio in una fase di crisi economica, - incalzano Faggioni, Bastiani e Maneghelli - sarebbe assurdo. Per questo la strada da battere potrebbe essere quella di recuperare risorse fresche attraverso la riduzione dei vitalizi e dei costi della politica. Non ci pare solo un'idea giusta ed efficace, ma anche doverosa da parte di chi ha rappresentato i propri concittadini nell'assemblea legislativa della nostra comunità. Inoltre sarebbe un esempio virtuoso di come la politica locale e l'Autonomia in generale possa ancora garantire azioni concrete tali da sostenere i più deboli e con essi tutta l'economia provinciale».

5 aprile 2014

 

 

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