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Contrattazione. Il rapporto di Agenzia del Lavoro e LaReS

Dibattito tra sindacati, categorie economiche e l'assessore provinciale all'economia, Olivi. (da Corriere del Trentino)

Contrattazione. Il rapporto di Agenzia del Lavoro e LaReS

Sedici anni di contrattazione collettiva, dal 1996 al 2012, e il dato che emerge ad analizzarne le dinamiche è che nelle relazioni industriali non basta «la manutenzione dei contratti», né la gestione responsabile delle situazioni di crisi Servono piuttosto una riflessione più ampia che analizza le dinamiche sociali ed economiche e un aggiornamento delle competenze di chi si occupa delle relazioni.

«Negli ultimi anni le aziende stanno cavalcando l'innovazione tecnologica - dice Mario Vittorio Giovannacci, vicedirettore dell'Afi-Ipl, Istituto per la Promozione dei Lavoratori della Provincia autonoma di Bolzano - questo causa non solo forti impatti sul lavoro che va a migliorare, ma si vanno a modificare anche le relazioni che possono portare a due strade possibili: o di conflitto o di partecipazione».

Conflitto e partecipazione sono i due poli su cui si incardina la contrattazione collettiva di secondo livello nella Provincia di Trento presentata in uno studio a tutti gli operatori del settore: dai sindacalisti ai vertici delle organizzazioni imprenditoriali trentine, dalle singole aziende alle istituzioni pubbliche. A passarla sotto la lente LaRes, la prima scuola di formazione sindacale unitaria in Italia, frutto della collaborazione tra Trentino School of Managment e Cgil Cisl e Uil del Trentino e l'Agenzia del Lavoro. All'incontro c'era anche il vicepresidente Alessandro Olivi che ha difeso il modello Trentino delle relazioni industriali e sindacali.

«Le relazioni d'impresa sono un valore sempre più importante per garantire la crescita delle imprese e dell'economia territoriale - dice Olivi -. Gli studi più recenti dimostrano che la produttività, e quindi la competitività di un territorio, è data dalla qualità del sistema economico, dall'efficenza della pubblica amministrazione e dalla qualità delle strutture. In questo contesto, le qualità delle relazioni sociali sono sempre più determinanti perché rappresentano uno strumento di politica economica e non solo di sostegno. La Provincia - rilancia il vicepresidente - è pronta a metterci Irap, addizionale Irpef, le politiche di sistema e gli interventi a soste gno dello sviluppo. A fronte di questo sforzo fiscale e finanziario, propongo alle imprese degli impegni sul fronte degli investimenti e ai sindacati un modelli di concertazione e di partecipazione».

Certo è che il Trentino nel corso degli ultimi anni ha subito profondi mutamenti che visti dalla finestra della contrattazione raccontano di un periodo florido e sostanzialmente di benessere soprattutto dal 2001 al 2005, periodo che per il 74% degli accordi ha valorizzato il salario. «In questa fascia di tempo in Trentino - spiega Isabella Speziali dell'Agenzia del Lavoro - le parti più che trattare sull'occupazione si sono concentrate su altri argomenti, non solo il salario ma anche sugli orari di lavoro».

Insomma più che sull'essenzialità si è puntato su un miglioramento della qualità. Più complesso, invece, il periodo che va dal 2006 al 2012 e dunque fino ai giorni nostri. In evidenza soprattutto l'ultimo biennio di crisi in cui la contrattazione ha visto una forte vivacità con difficoltà di rapporti. «In merito alla contrattazione va comunque fatta una distinzione - puntualizza Roberto De Laurentis, presidente degli Artigiani -. E' evidente che nell'industria la contrattazione è sopratutto nazionale e aziendale, nel settore artigiano si ragiona sul territorio, se l'impresa guadagna si stabiliscono dei guadagni anche per i lavoratori».

Meno vivace, invece, la contrattazione territoriale nel settore turistico tanto che lo stesso Roberto Pallanch, direttore di Asat, la definisce assente. «Ma ci stiamo lavorando con un tavolo di confronto con i sindacati. I temi? Flessibilità, riconoscimento degli incrementi, competitività delle aziende, formazione».

«Oggi il governo - aggiuge Olivi - discute di riforme nel mercato del lavoro. Ebbene, noi in Trentino queste riforme le abbiamo già attuate, ad incominciare dalla legge 19 del 1983 che per prima in Italia ha coinvolto le parti sociali sia nella fase di programmazione delle politiche sia nella successiva fase di attuazione delle stesse politiche. Ma dobbiamo essere più propositivi nell'attuare nuove forme di sperimentazione. Oggi il tema di estrema attualità è dare valore alle parti sociali, dare autonomia e rispettare la dimensione contrattuale».


da Corriere del Trentino

22 febbraio 2014

 

 

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