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Rappresentanza. Camusso scrive agli iscritti alla Cgil

Per la segretario generale il congresso si esprimerà anche sui contenuti dell'intesa con Confindustria del 10 gennaio scorso. E chiarisce i contenuti del testo unico sulla rappresentanza sindacale

Rappresentanza. Camusso scrive agli iscritti alla Cgil

«Carissime e carissimi, 
la nostra organizzazione è in questi mesi impegnata nello svolgimento del suo XVII Congresso, il punto più alto di partecipazione, condivisione e di democrazia del nostro sindacato. Lo svolgiamo in un momento particolarmente difficile della storia del nostro Paese. Potremmo dire nella fase in cui più si avverte la mancanza di lavoro e, con essa, la perdita di senso e di futuro per milioni di persone, di nostri compagni, di donne e uomini che il lavoro lo cercano senza trovarlo, lo perdono per la chiusura della loro impresa, che, sfiduciati, neppure più credono sia possibile trovarlo».

Inizia con queste parole la lettera (qui si può scaricare il testo integrale in pdf) che la segretario generale della CGIL, Susanna Camusso ha trasmesso lunedì sera, 27 gennaio, a tutte le iscritte e a tutti gli iscritti al sindacato più rappresentativo in Italia. Camusso ha preso carta e penna dopo giorni di polemiche interne sul testo unico in materia di democrazia e rappresentanza sindacale firmato il 10 gennaio scorso da Cgil Cisl Uil e Confindustria, che attua e definisce nel dettaglio i precendenti accordi quadro del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013.

In particolare, Camusso nella sua lettera risponde indirettamente a chi dentro la CGIL si è detto contrario all'accordo sul testo unico, tra cui i vertici della FIOM-CGIL che hanno chiesto la sospensione del congresso. Lo fa a partire dal metodo chiarendo che le assemblee congressuali possono servire proprio a discutere dell'accordo del 10 gennaio. «Parlare di democrazia e rappresentanza - sostiene la segretario generale - significa affrontare il cuore stesso della proposta avanzata nei documenti congressuali» ricordando poi che nella stessa premessa del documento in cui si riconosce la quasi totalità della CGIL, “Il lavoro decide il futuro”, si legge testualmente: “l’Accordo del 28 giugno 2011, al di là dei diversi giudizi, impegna tutta l’organizzazione e non è scindibile dall’Accordo del 31 maggio 2013. Accordo positivo frutto dell’iniziativa di tutta la CGIL, che rappresenta un significativo cambiamento nel sistema di regole e di rappresentanza per la contrattazione e su cui tutta l’organizzazione è impegnata a garantire l’esigibilità. L’applicazione di questi Accordi interconfederali e la sua estensione a tutte le controparti”.

«Ritengo - precisa Camusso nella sua lettera - che il giudizio di tutti gli iscritti alla CGIL sia per noi dirimente e che le assemblee congressuali siano esattamente il luogo in cui si dà sostanza al potere dei lavoratori iscritti alla CGIL. Per altro le nostre assemblee sono già convocate. Si esprimeranno sui documenti congressuali, sul nuovo emendamento contro il regolamento attuativo elaborato dalla FIOM-CGIL nelle ore immediatamente successive alla firma e si arricchiscono dell’ordine del giorno conclusivo del Comitato Direttivo della CGIL che ha approvato il Testo Unico».

Poi Camusso entra nel merito dell'accordo, ricordando come il quardo sindacale di questi anni sia stato caratterizzato da intese separate e da tentativi di marginalizzazione della CGIL e che con l'accordo con Confindustria non viene meno la necessità di una legge che regoli ed estenda la rappresentanza sindacale, semmai ne si anticipano gli effetti. «Per ripartire, per ridare voce ai lavoratori, per riportare democrazia nei luoghi del lavoro, per cambiare uno stato di cose penalizzante per i lavoratori - si legge nella lettera -, servivano regole certe e condivise. Come serve una legge capace di estendere diritti a chi lavora nelle aziende con meno di 15 dipendenti che non hanno, come i precari e coloro senza un contratto nazionale di riferimento, neppure l’applicazione dello Statuto dei Lavoratori. Una legge è poi necessaria perché i contratti nazionali di lavoro abbiano un valore generale e si possano applicare a tutti. La legge sulla rappresentanza, in applicazione dell’art.39 della Costituzione, noi della CGIL la chiediamo da più di 30 anni. Ogni occasione è buona per ripeterlo e per cercare di ottenerla, ma la contrattazione non può vivere in attesa delle leggi o sperando nelle sentenze dei tribunali».  

Ed ecco il motivo della firma del testo unico che fissa le regole con cui si certificano gli iscritti ad ogni organizzazione sindacale in modo trasparente, si stabilisce che chi supera il 5% di rappresentatività non può essere escluso dai tavoli contrattuali, che i delegati sindacali (RSU) nei luoghi di lavoro dovranno essere elette in maniera proporzionale e che i contratti nazionali, per essere validi, debbono essere votati dalle lavoratrici e dai lavoratori. «La democrazia - ribadisce a questo proposito Susanna Camusso - è la nostra seconda pelle. Il contratto nazionale per essere valido dovrà avere il voto positivo della maggioranza dei lavoratori e il consenso della maggioranza dei sindacati rappresentativi nella categoria. Questo regolamento, per la prima volta stabilisce il diritto dei lavoratori a esprimere con un voto il proprio consenso o il proprio dissenso a un accordo che li riguarda. Una vittoria storica della CGIL».

Infine Camusso porva a fare chiarezza su due questioni - sanzioni e arbitrato - che hanno sollevato molte polemiche in questi giorni dentro la CGIL. «Si afferma  - scrive la segretario generale - che siano state introdotte sanzioni, che nell’Accordo del 31 maggio erano indicate come conseguenze dell’esigibilità e demandate nella loro definizione ai contratti nazionali. Il regolamento attuativo conferma che la definizione di eventuali sanzioni sono demandate ai contratti, mentre si determinano esclusivamente i limiti che queste potranno avere. Si è dato, cioè, un supporto alla contrattazione escludendo che possano essere colpiti lavoratrici e lavoratori o il diritto di scioperoSi è inoltre stabilito, per la prima volta, che l’esigibilità dei contratti è anche dei rappresentanti sindacali che possono chiedere di sanzionare le imprese e le loro associazioni in caso di inadempienze contrattuali. Se riguardano le organizzazioni sindacali, queste devono essere limitate ai diritti sindacali derivanti dai contratti, esclusi quindi quelli previsti dallo Statuto, come le trattenute sindacali o i permessi e quindi escludendo conseguenze sui singoli rappresentanti o delegati».

«L’altro tema che ho sentito sollevare in modo distorto
 - prosegue Camusso - è quello che riguarda la commissione di conciliazione e arbitrato. Si tratta di una commissione temporanea che rappresenta uno strumento di garanzia nella fase di transizione da qui al rinnovo dei futuri contratti nazionali. Il suo compito è esclusivamente limitato agli adempimenti necessari quali la certificazione, le elezioni delle RSU, la misura della rappresentatività».

E conclude riaffermando il ruolo e la funzione centrale del sindacato in questo difficile contingenza. «Il sindacato esiste se, oltre alla presenza, può contrattare, può fare il suo “mestiere”. Avere regole e certezze è una buona premessa per la contrattazione e per renderla inclusiva, per dare voce a chi oggi dai contratti si aspetta soluzioni e finalmente per tutelare e rappresentare chi oggi è ancora escluso. Questo dice il documento congressuale “Il lavoro decide il futuro” e questo propongono le Azioni in esso contenute».

27 gennaio 2014

 

 

 

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