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Code all'Inps di Riva. L'intervento della Fp Cgil del Trentino

I dipendenti pubblici vivono anni di particolare frustrazione, alimentata da tanti fattori ma in primis dalla martellante campagna mediatica che li dipinge come nullafacenti, motivo di scoramento per chi lavora in INPS, come in tutti gli altri uffici pubblici.

Per contrastare questa insopportabile mistificazione, occorrerebbe precisare ad esempio che:
- le file all’INPS sono causate da richieste che, generalmente, non possono neanche essere soddisfatte allo sportello, perché INPS è un ente informatizzato all’ennesima potenza: ogni cittadino, dotandosi di pin, potrebbe teoricamente evitare di presentarsi agli sportelli INPS per la stragrande maggioranza di pratiche.
- in tale impostazione, dove l’informatizzazione incide notevolmente sull’organizzazione del lavoro, che privilegia giocoforza il cd. back office ove vengono lavorate le pratiche di altri cittadini e imprese sulla base di precisi obiettivi di budget, si riduce significativamente il rapporto diretto utente-servizio, minando il significato di servizio pubblico e scaricando sugli utenti e sulle strutture d’intermediazione sociale le conseguenze di tali operazioni.

In questo quadro, il dipendente allo sportello non rifiuta affatto, se può informa, fa il possibile, anche in presenza di semplici richieste sullo stato del pagamento della disoccupazione (problema che in una sede di lavori stagionali come “la busa” costituisce un picco incredibile di lavoro) le quali richieste, purtroppo, non modificano o accelerano le procedure di pagamento, pur determinando un impatto notevole sulle file.

In questo quadro, i dipendenti non se ne vanno a casa alle 12.30, orario di chiusura dello sportello, come sembra insinuare un articolo apparso sulla stampa locale la scorsa settimana: all’ora stabilita si fermano le entrate, ma la gestione della fila va avanti fino ad esaurimento, a volte anche per un’ora e più.

Si può e si deve discutere del grave problema dell’efficienza della pubblica amministrazione nel nostro Paese, occorrerebbe tuttavia - soprattutto da parte di chi ha responsabilità di informare - indagare a fondo sulle cause che determinano alcune situazioni: alludere ai lavoratori pubblici come fannulloni legittima i blocchi contrattuali, quando non la riduzione delle retribuzioni, il mancato ricambio di personale, le proteste dell’utenza, le progressive dismissioni del pubblico a favore del privato.
Menti sagaci hanno lucrato consensi politici su affermazioni qualunquiste, menti ancora più lungimiranti puntano ad indebolire il pubblico, nel caso di INPS per mettere mano alle preziosissime informazioni reddituali e personali che l’ente gestisce.

21 gennaio 2014

 

 

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