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Accordo rappresentanza. Burli (Cgil): “E' l'applicazione della democrazia alle relazioni industriali”

"Legittime le idee diverse sulle regole firmate da Cgil Cisl Uil e Confindustria, ma non possono essere strumentalizzate da chi costituisce l'ennesimo sindacato di base"

Dichiarazioni di Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino

«L'accordo tra Cgil Cisl Uil e Confindustria sulla rappresentanza sindacale rappresenta l'applicazione dei principi democratici alle relazioni industriali contro il "liberi tutti" cui, per esempio, abbiamo assistito nella vicenda Fiat e che è stato giustamente sanzionato dalla Corte Costituzionale.
D'ora in avanti i datori di lavoro non potranno scegliersi il sindacato con cui contrattare, ma dovranno sottostare alla volontà delle lavoratrici e dei lavoratori che, con l'iscrizione alle proprie organizzazioni sindacali e con il voto dei delegati, determineranno chi li rappresenta davvero nei tavoli di trattativa nazionali ed aziendali.
In più, l'accordo prevede regole certe per l'avvio della consultazione dei lavoratori sui contratti, garantisce la piena agibilità sindacale per tutte le organizzazioni sindacali che rispettino le norme sulla rappresentanza a prescindere dal loro orientamento sull'attività contrattuale e demanda alla contrattazione nazionale la definizione di clausole e di penalizzazioni per gli attori - sindacali e datoriali - che violassero le regole, senza però che queste possano colpire i singoli lavoratori o mettere in discussione i diritti sindacali fissati dalle leggi. Per questo motivo, Cgil Cisl Uil ritengono questo un accordo storico che dà più forza alle lavoratrici e ai lavoratori in una difficile fase economica e sociale.
Su queste regole si possono avere idee diverse, ma l'accordo con Confindustria non va usato strumentalmente per giustificare la nascita di nuovi sindacati di base, occultando le vere motivazioni di questo gesto, ossia il fatto di aver subito sanzioni disciplinari gravi o addirittura l'espulsione dalla propria organizzazione di appartenenza».

21 gennaio 2014

 

 

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