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Legge di stabilità. Sciopero e manifestazione anche in Trentino

Adesioni con punte del 90% in alcuni stabilimenti metalmeccanici. Per Burli (Cgil), Pomini (Cisl) e Alotti (Uil) serve un cambio di passo nelle politiche nazionali per la crescita 

Sciopero e manifestazione unitaria oggi in Trentino per chiedere la modifica del disegno di legge di stabilità in discussione in Parlamento. Cgil Cisl Uil hanno ribadito, anche nell'iniziativa pomeridiana in via Verdi a Trento, che la manovra del governo Letta non dà risposte ai bisogni di lavoratori e pensionati e penalizza ingiustamente il Trentino. Serve quindi un cambio di passo.

Per questo i sindacati confederali trentini hanno chiesto con forza misure per la coesione sociale, il rilancio dei consumi, la ripresa dell'economia. In particolare Walter Alotti, segretario generale della Uil Trentino, ha riaffermato che non possono essere considerati ricchi i lavoratori ed i pensionati come potrebbe apparire dalle statistiche delle dichiarazioni dei redditi dove risultano essere sempre i maggiori contribuenti rispetto ad imprenditori ed autonomi. Per Alotti è decisivo giungere velocemente ad un taglio della pressione fiscale su salari, stipendi e pensioni.

Per il segretario generale della Cisl Trentino, Lorenzo Pomini, intervenuto anch'egli dal palco di via Verdi, l'errore del governo è quello di non aver aperto un vero tavolo di confronto con le parti sociali per definire meglio i contorni della legge di stabilità. Pur riconoscendo lo sforzo di tenere in sicurezza i conti pubblici, Pomini ha ricordato la necessità di dare speranza a milioni di disoccupati, anche finanziando gli ammortizzatori sociali.

E' poi toccato a Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino, ricordare come la legge di stabilità tocchi anche il Trentino, violando il meccanismo dei nove decimi con cui la Provincia finanzia i servizi ai cittadini che nelle altre Regioni sono pagati dallo Stato, mentre in Trentino sono a totale carico del bilancio provinciale. Sulla questione dei costi standard Burli ha ribadito che sono uno strumento utile per evitare sprechi, ma non possono essere imposti al Trentino per trattenere a Roma risorse degli abitanti della nostra provincia falcidiando il bilancio pubblico locale.

Intanto i prima dati sull'adesione allo sciopero di quattro ore alla fine di ogni turno o della giornata di lavoro, sono stati positivi. Alla Zf di Arco durante il primo turno di lavoro ha scioperato il 70% dei lavoratori, alla Dana di Arco e di Rovereto il 90%, alla Siemes di Trento il 30%, alla Sata in Valsugana il 70%, all'Ebara di Cles l'80%. Nel settore cartario l'adesione si è attestata intorno ad una media del 50%. Sono rimasti chiusi 36 uffici postali, con un'adesione media che ha raggiunto il 20% tra i portalettere. Per i settori pubblici e le relatà più significative del terziario i dati saranno disponibili solo lunedì.

15 novembre 2013 

 

 

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