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BILANCI INDUSTRIA. NEL 2012 FATTURATO GIU' DELL'1,5%

L'appello di Burli alla politica: "Su debito e finanza pubblica non facciano come i capponi di Renzo". I dati di 106 aziende industriali in Trentino conferma che il 2012 è stato un anno di sofferenza

BILANCI INDUSTRIA. NEL 2012 FATTURATO GIU' DELL'1,5%

Fatturato con un calo medio dell'1,5%, tasso di profitto al 3,2% in contrazione rispetto al 2011 e ben il 29,2% delle aziende prese in esame che hanno chiuso l'esercizio in perdita. Sono alcuni dei dati più salienti dell'annuale rapporto sui bilanci delle maggiori imprese industriali in Trentino, presentato oggi dalla Cgil del Trentino.

L'analisi, preparata come ogni anno da Franco Ischia, responsabile del dipartimento industria e lavoro della Cgil del Trentino, prende in esame il bilanci del 2012 di 106 aziende dell'industria trentina. Si tratta in particolare di 51 società metalmeccaniche, 16 chimiche, 6 tessili, 11 agroalimentari, 10 cartarie e 12 gruppi o aziende di settori diversi.

La fotografia della Cgil è impietosa. Il 2012, come il 2009, è stato un anno di contrazione dell'economia locale, come di quella nazionale. Se la Grande Recessione globale colpì il Trentino con una variazione negativa del fatturato di ben il 15,7%, il rosso nei fatturati dello scorso anno, quando il Pil risulterebbe in calo del 2%, si fermerebbe all'1,5% medio con perdite significative nel chimico (-2,4%), nel cartario (-2,4%), nel tessile (-26,2%), mentre le aziende metalmeccaniche e agroalimentari del campione sostalzialmente tengono i valori dell'anno precedente, con crescite pari rispettivamente all'1,8% e al 3,7%.

Il campione prese in esame avrebbe prodotto un fatturato di 4,5 miliardi di euro nel 2012 con un utile di 52,6 milioni pari all'1,2% del fatturato. Ma come detto, ben il 29,2% delle aziende prese in esame, hanno chiuso in perdita. Così, se il costo del lavoro risulta stabile al 13,6% rispetto al fatturato, l'utile netto sul capitale investito - il cosidetto tasso di profitto - scende nel 2012 al 3,2% contro il 4,3% del 2011 e il 5,8% nel 2010. E' stato peggiore solo nel 2009 con un misero 2,2%.

Di fronte a questi dati non certo incoraggianti, Paolo Burli, segretario generale della Cgil del Trentino, striglia le forze politiche alle prese con gli ultimi giorni di campagna elettorale. «Mentre i dati dei bilanci delle aziende industriali testimoniano le difficoltà provocate da una recessione che non ha ancora alcuna intenzione di lasciarci - afferma Burli - la politica, anche in questa campagna elettorale, sembra fare come i capponi di Renzo: invece di unirsi ed aggredire le cause del disagio economico e sociale che stiamo vivendo anche in Trentino, preferiscono cedere al battibecco sterile tra personalismi e ambizioni individuali, se non addirittura alla pura demagogia o, peggio, al terrorismo mediatico. Oggi invece serve responsabilità perché i problemi che abbiamo davanti a noi sono davvero molti».

E per spiegare la metafora presa in prestito dai Promessi Sposi, ricorda le recenti polemiche sui tagli alle risorse dell'Autonomia con la conferma del Governo Letta della riserva all'erario e sullo stock di debito pubblico della Provincia. «Invece di rimpallarsi le responsabilità, in una gara miope e senza alcun costrutto, - incalza il segretario generale della Cgil del Trentino – le forze politiche dovrebbero trovarsi unite, tutte al di là degli schieramenti, nello spingere affinché il Governo conceda al Trentino una reale autonomia nella gestione di risorse che la Costituzione, lo statuto e le norme di attuazione, ci garantiscono. Alcuni purtroppo puntano sul fallimento della trattativa tra Provincia e Stato per calcolo elettorale. Ma così si scommette sulla fine dell'Autonomia e su un futuro di difficoltà per i cittadini trentini».

«Sul debito della Pat – aggiunge Burli – stiamo assistendo ad un dibattito surreale: l'Italia è alle prese con un debito pari al 130% del pil e in Trentino ci scandalizziamo per 1,5 miliardi di debito pari a meno del 10% del Pil? La pubblica amministrazione trentina è virtuosa perché usa quel debito per fare investimenti, quelli che, tra l'altro, le imprese oggi faticano a fare. Ebbene, come non ricordare ai capitani d'industria – anche a quelli prestati alla politica -  che gli affidamenti delle banche alle imprese trentine sono pari a 13,9 miliardi? Insomma è la solita storia: si guarda la pagliuzza nell'occhio altrui, mai la trave nel proprio».

Per questo Paolo Burli lancia un appello. «Basta polemiche sterili. Le forze politiche utilizzino l'ultima settimana di campagna elettorale per parlare di misure per la crescita. Per noi la ricetta per uscire dalla crisi, rilanciare lo sviluppo e quindi garantire la solidità dei conti pubblici, è quella che abbiamo condiviso in questi ultimi cinque anni. Serve sostenere il difficile processo di rigenerazione del tessuto produttivo locale con più forti ammortizzatori capaci di ridurre l'impatto delle riorganizzazioni aziendali e di riqualificare la forza lavoro. Poi bisogna incentivare gli investimenti delle imprese in innovazione visto che oggi ne registriamo ancora troppo pochi. Infine, bisogna garantire adeguati finanziamenti pubblici alla scuola, alla formazione professionale e alla ricerca e puntare su semplificazione, trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione. Solo così riusciremo a far fronte ad un bilancio che nel 2017 sarà decisamente più magro dell'attuale».   

21 ottobre 2013

 

 

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