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Legge stabilità. Per Cgil Cisl Uil del Trentino serve un patto complessivo con Roma

La nota di Burli, Pomini e Alotti sulla conferma della riserva all'erario di gettito tributario dovuto al Trentino.

Dichiarazioni di Paolo Burli (Cgil), Lorenzo Pomini (Cisl) e Walter Alotti (Uil)

«Se la decisione del Governo Letta di mantenere la riserva all'erario sui nuovi tributi e sugli aumenti di aliquota fissati a livello nazionale, verrà confermata nella versione ufficiale del disegno di legge di stabilità, si tratterà di una palese violazione delle norme che regolano i rapporti finanziari tra lo Stato e le Province autonome. La Corte Costituzionale, infatti, si è già pronunciata sulla questione sancendo l'illegittimità delle trattenute forzose dello Stato su gettiti fiscali appartenenti alle Autonomie che, dopo il Patto di Milano, gestiscono la stragrande maggioranza di servizi in altri territori di competenza statale, solo con la ricchezza prodotta e le tasse pagate a livello locale.

Per questo motivo chiediamo con forza alla Provincia e alla delegazione parlamentare trentina di premere sul Governo e sulla sua maggioranza affinché nell'iter parlamentare venga garantita al Trentino la possibilità che i prossimi bilanci di piazza Dante possano contare su stanziamenti che recuperino anche il gettito corrispondente alla riserva all'erario. Che questo avvenga attraverso lo sblocco del patto di stabilità o attraverso la corresponsione delle quote oggi trattenute dallo Stato, poco importa.

Ora però serve un patto complessivo con Roma. Dobbiamo infatti uscire da una fase di contrattazione permanente con lo Stato. Siamo consapevoli delle difficoltà in cui versano i conti pubblici nazionali e per questo, fin dal 2009, prima di ogni altra Regione italiana, il Trentino ha fatto la propria parte per sostenere l'impegno dello Stato ad abbassare progressivamente il debito pubblico e liberare risorse da dedicare alla crescita economica e allo sviluppo dell'Italia.

E' tempo di dare una veste certa ai rapporti finanziari tra lo Stato e le nostre Province autonome. Confidiamo che la delegazione parlamentare, le forze politiche locali, le parti sociali, tutte al di là dei diversi interessi che rappresentano e dei diversi schiaramenti di cui fanno parte, sappiano fare fronte comune affinché in Parlamento, nell'ormai prossima discussione sulla legge di stabilità, si riesca a far passare gli emendamenti necessari a fissare un quadro definitivo riguardo l'impianto della finanza pubblica delle Autonomie, magari spuntando la possibilità di definire con maggiore libertà a livello locale l'articolazione del prelievo fiscale sui redditi dei cittadini, sui patrimoni e sulle imprese».

16 ottobre 2013  

 

 

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