NEWS

Clandestinità. Burli (Cgil): «Inspiegabile la fatwa di Grillo»

Per il leader della Cgil del Trentino, la rete sbadierata dal megafono dei 5 stelle si rivela quella col filo spinato dei Cpt e dei confini. Venerdì la fiaccolata a Trento con Susanna Camusso


Dichiarazioni di Paolo Burli, segretario generale della CGIL del Trentino

«E' inspiegabile la fatwa lanciata da Grillo e Casaleggio contro chi in Parlamento ha deciso di promuovere e sostenere un emedamento che elimina il reato di immigrazione clandestina. Lo è ancora di più quando si giustifica questa posizione con il fatto che la norma voluta dal Governo Berlusconi sarebbe un argine contro l'arrivo in Italia di cittadini stranieri irregolari. 
Si tratta di una perfetta idizia. Quella norma serve solo a criminalizzare chi scappa da guerra, fame, povertà e dittature in cerca di dignità, speranza e libertà. Una norma inutile che ingolfa una giustizia già al collasso e pretende di nascondere con la coperta di un reato penale il diritto di ogni persona di dare un futuro migliore alle proprie famiglie.
Come ha detto recentemente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono in molti in Italia a fregarsene delle vere condizioni del nostro Paese e dei suoi abitanti, in primo luogo i più deboli. Beppe Grillo ancora una volta dimostra la volontà di parlare alla pancia del Paese per giocare allo sfascio non solo delle istituzioni, ma anche di quel grande patrimonio di solidarietà che ha sempre animato gli italiani ad ogni latitudine essi vivano.
Di più, il megafono/manganellatore del M5S scommette sull'impoverimento del Paese, quasi questo fosse un destino ineluttabile, tale da non permetterci neppure di accogliere cittadini stranieri animati solo dalla voglia di mettersi in gioco e di cercare un futuro migliore. 
Noi invece venerdì 11 ottobre saremo in piazza a Trento, come in tanti altri capoluoghi d'Italia, per dire che un'alternativa è possibile, che le tragedie come quella di Lampedusa sono evitabilil. Crediamo infatti che l'Italia possa risollevarsi, nonostante le profezie di Grillo e Casaleggio, e possa tornare rapidamente ad essere un Paese prospero in cui ogni cittadino, come accade in Paesi molto più accoglienti del nostro, possa essere giudicato per quello che fa e per come si comporta, non tanto per il colore della pelle o per la nazionalità del suo passaporto.
Altro che la rete come strumento per la democrazia e la partecipazione. La rete di Grillo alla fine si rivela essere quella dei centri permanenza temporanea e dei confini, una rete di filo spinato che divide e segrega. E' triste, ma è così».

10 ottobre 2013

 

 

TORNA SU