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Imprese e lavoro. Sì alla proposta Olivi, serve un patto per la crescita

Come nel 2008, Cgil Cisl Uil del Trentino propongono alle organizzazioni datoriali di stabilire insieme le priorità per lo sviluppo del Trentino. Burli Pomini e Alotti: “Attuare azioni comuni e condividere le priorità per rendere pi

«La proposta di Olivi è positiva. Ma prima di aprire il confronto con politica e istituzioni, è fondamentale che le parti sociali in Trentino condividano una serie di azioni che imprese e lavoratori possono attuare autonomamente per rilanciare la crescita economica e sostenere l'occupazione. È dal 2008 che proponiamo alle associazioni imprenditoriali in Trentino un patto su produttività e lavoro. È tempo di passare dalle parole ai fatti».

I segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino, Paolo Burli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti prendono carta e penna per ribadire la disponibilità al confronto promosso dall'assessore provinciale all'economia, Alessandro Olivi, ma allo stesso tempo lanciano un monito alle imprese: è arrivato il momento di mettere nero su bianco le priorità condivise dai “produttori” – lavoratori ed imprese –  per lo sviluppo locale, da concretizzare prima nell'attività contrattuale tra le parti sociali e da sottoporre poi alla politica perché le sostenga con i provvedimenti legislativi necessari.

«Il perdurare della crisi economica – affermano Burli, Pomini e Alotti -, il peso del debito pubblico e le incessanti trasformazioni del sistema economico a livello globale, impongono a tutti gli attori economici e sociali di assumersi, ciascuno per la propria parte e a partire dal proprio ruolo, nuove responsabilità. Anche su questo versante bisogna prendere ad esempio i Paesi del nord Europa che, da anni, hanno fatto della partecipazione e della corresponsabilità un fattore propulsivo delle proprie economie e dei propri sistemi di welfare. Ed è questo ciò che il sindacato trentino ha fatto durante gli anni della crisi. L'ultimo esempio è il via libera da parte di Laborfonds - che gestisce la previdenza integrativa di 113 mila lavoratori dipendenti in Trentino Alto Adige - agli investimenti nel fondo strategico provinciale per il sostegno al sistema economico locale. Lo stesso, talvolta, non può però dirsi delle imprese. Basti pensare al fatto che gli industriali non hanno ancora aderito al fondo sanitario integrativo territoriale».

«Abbiamo già ribadito – incalzano i segretari di Cgil Cisl Uil del Trentino – che questa campagna elettorale non è partita col piede giusto. Alcune organizzazioni datoriali giocano partite individuali, al limite del solipsismo, che poco hanno a che fare con concreti interventi finalizzati al rilancio dello sviluppo e quindi al benessere collettivo garantito dall'occupazione, da redditi dignitosi e da un solido sistema di welfare. Crediamo che un pezzo di strada si possa ancora compiere insieme, sindacati ed imprese. Possiamo infatti concordare su cosa dobbiamo fare noi come parti sociali per la crescita economica e la nascita di nuovi posti di lavoro in Trentino. Di seguito sarà più facile il confronto con le istituzioni e le forze politiche».

I tre segretari generali trentini ricordano, tra l'altro, che proprio ieri a Genova Cgil Cisl Uil hanno sottoscritto un accordo con Confindustria con le priorità e le richieste da presentare comunemente al Governo Letta.  «Con questo spirito – concludono Burli, Pomini e Alotti – stiamo predisponendo un documento unitario di Cgil Cisl Uil che vogliamo condividere con tutti gli attori economici e sociali, con le forze politiche e con tutta la comunità trentina».

3 settembre 2013

 

 

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